La recente discussione e la proposta inviata al Parlamento sulla Manovra di Bilancio ha suscitato una forte reazione tra gli editori italiani, che vedono nell’estensione della web tax una minaccia per le imprese digitali nazionali. La Fieg, Federazione Italiana Editori Giornali, ha espresso sconcerto per la nuova normativa, che amplia il perimetro della tassa sui servizi digitali a tutte le aziende che generano ricavi nel settore, indipendentemente dal loro fatturato globale. A differenza delle regole precedenti, non vi sarà più l’esenzione per le aziende con un fatturato inferiore a 750 milioni di euro a livello globale e ricavi sotto i 5,5 milioni in Italia.
Originariamente, l’introduzione della web tax mirava a contrastare il vantaggio fiscale dei grandi colossi digitali internazionali, creando maggiore equità per le imprese locali. Tuttavia, l’estensione della tassa ha suscitato un effetto controproducente: le aziende digitali italiane, inclusi molti piccoli e medi editori, potrebbero subire una pressione fiscale aggiuntiva che danneggerebbe la loro competitività e sostenibilità.
La Fieg ha quindi chiesto un intervento del Parlamento per rivedere la norma e garantire che le aziende italiane non siano penalizzate da una misura pensata, in origine, per proteggerle.
La Fnsi: la Web Tax è un rischio per il giornalismo e la democrazia
Anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) ha espresso preoccupazione per le conseguenze della nuova web-tax sulle aziende editoriali italiane. Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, ha sottolineato che “l’informazione italiana ha bisogno di risorse, non di ulteriori oneri fiscali” e ha ribadito l’importanza di supportare un giornalismo di qualità, fondamentale per la crescita democratica del Paese.
Per la Fnsi, i media italiani dovrebbero essere maggiormente tutelati dalle nuove normative fiscali, evitando il rischio di effetti negativi sul già fragile tessuto occupazionale del settore. “I media digitali italiani pagano già le tasse e la web-tax, così come formulata, rischia di generare effetti contrari allo spirito con cui era stata concepita,” ha aggiunto Costante.
Un settore in difficoltà chiede misure ad hoc
In un contesto in cui il giornalismo e l’industria dell’informazione vivono una crisi strutturale, la richiesta delle associazioni è chiara: occorre una visione di sistema che protegga le aziende italiane, le quali contribuiscono a un’informazione libera e di qualità. Un’imposta indiscriminata sui ricavi digitali rischia di minare non solo la competitività, ma anche la tenuta economica e occupazionale di un settore cruciale per la democrazia italiana.
Ora, spetta al Parlamento decidere se ascoltare l’appello degli editori e dei giornalisti e intervenire per correggere una misura che, seppur volta a limitare l’elusione fiscale, potrebbe rivelarsi un ostacolo per le imprese digitali italiane.
Spiegamelo in breve
Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?






