Gifasp: nel 2025 fatturato in calo del 2,3% per astucci e scatole pieghevoli

All’Assemblea d’Autunno di Bologna, Gifasp ha presentato un comparto degli astucci e delle scatole pieghevoli in calo di fatturato nel 2025, ma ancora solido sul piano finanziario. Continua a leggere Gifasp: nel 2025 fatturato in calo del 2,3% per astucci e scatole pieghevoli

All’Assemblea d’Autunno di Bologna il settore degli astucci e delle scatole pieghevoli in cartoncino ha mostrato una tenuta finanziaria superiore alla media manifatturiera, pur con ricavi e redditività in flessione. Presentato anche il sesto documento tecnico della Gifasp Academy sulla colorimetria di base.

Un comparto sotto pressione, ma ancora solido

Nel cartotecnico italiano il 2025 si chiude con un rallentamento del fatturato, ma senza un cedimento della struttura finanziaria. È il quadro emerso a Bologna nel corso dell’Assemblea d’Autunno di Gifasp, appuntamento che ha riunito il 9 ottobre le aziende associate, cartotecniche e fornitrici, per fare il punto sull’andamento del comparto degli astucci e delle scatole pieghevoli in cartoncino.

L’analisi economico-finanziaria, presentata da StudiaBO dopo l’introduzione del presidente Gifasp Alberto Luca, descrive un settore che attraversa una fase meno favorevole sul piano dei ricavi, ma che continua a beneficiare di un equilibrio patrimoniale robusto. Per chi lavora nella filiera della stampa, del packaging e della comunicazione visiva, il dato è rilevante: significa che la tenuta del comparto non dipende solo dal volume d’affari, ma anche da una gestione finanziaria capace di assorbire le oscillazioni del mercato.

Fatturato in calo, ma il trend di lungo periodo resta positivo

Secondo StudiaBO, nel 2025 il fatturato settoriale è diminuito del 2,3% rispetto all’anno precedente. Un dato che, preso da solo, segnala una frenata evidente; letto nel medio e lungo periodo, però, restituisce un’immagine più articolata. Nell’ultimo decennio il comparto ha infatti registrato una crescita media annua del 3,8%, arrivando a livelli superiori di circa il 20% rispetto al periodo pre-pandemico del 2019.

Questa distanza tra andamento congiunturale e traiettoria storica aiuta a capire la natura del settore: il packaging in cartoncino, soprattutto nei segmenti più legati al consumo e alla brand presentation, risente del ciclo economico e delle dinamiche di domanda, ma mantiene una base strutturale che negli anni ha continuato ad ampliarsi. Per chi si occupa di design del packaging e di identità di marca, il messaggio è chiaro: il contenitore resta un punto cruciale della relazione tra prodotto, mercato e percezione visiva, anche quando il contesto industriale si fa più complesso.

I mercati che tirano e quelli che frenano

L’andamento non è omogeneo e varia in modo significativo a seconda dei mercati di riferimento. Il comparto cosmetico è quello che segna la flessione più marcata, pari al 18%, pur restando il segmento più dinamico nell’arco del decennio, con una crescita media annua del 6,6%. Si tratta di un passaggio importante anche per il mondo della comunicazione visiva, perché il packaging cosmetico è uno degli ambiti in cui la qualità grafica, la materia e la costruzione dell’immagine di marca incidono maggiormente sulla decisione d’acquisto.

Più contenuto il calo del farmaceutico, che arretra dell’1%. Stabile, invece, il General Packaging, che chiude con un incremento dello 0,7%. La lettura complessiva conferma una caratteristica tipica del cartotecnico: la performance dipende molto dal settore servito, dalla sua esposizione ai cambiamenti dei consumi e dalla capacità di presidiare mercati con esigenze estetiche e funzionali diverse.

Le dimensioni aziendali pesano sui risultati

Nel 2025 la dimensione delle imprese incide in modo evidente sull’andamento del fatturato. Le aziende più esposte risultano essere le medie imprese, con 50-99 addetti, che registrano un calo del 3,6%. Seguono le grandi imprese, in flessione dell’1,8%, mentre le piccole imprese segnano una diminuzione più contenuta, pari allo 0,4%.

Il dato suggerisce che la fascia intermedia sia oggi la più vulnerabile, forse perché più esposta ai costi fissi e meno elastica nella gestione delle variazioni della domanda rispetto alle realtà più piccole, ma anche meno strutturata delle grandi per assorbire gli urti. È una lettura che interessa non solo gli addetti ai lavori del packaging, ma anche chi osserva l’evoluzione delle filiere produttive legate ai servizi di stampa e alla progettazione del contenitore come elemento di comunicazione.

Gruppi industriali e imprese indipendenti: differenze limitate

Anche la distinzione tra imprese appartenenti a gruppi industriali e aziende indipendenti mostra differenze contenute. Nel 2025 le imprese appartenenti a gruppi registrano un calo del 2,2%, mentre le aziende indipendenti scendono del 2%. Sul decennio, invece, le due categorie presentano una crescita media annua molto vicina, rispettivamente del 3,5% e del 3,6%.

Il quadro complessivo indica che, almeno sul piano del fatturato, l’appartenenza a un gruppo non ha prodotto nel lungo periodo un divario significativo rispetto alle realtà autonome. Per il settore cartotecnico, spesso composto da aziende specializzate e fortemente orientate alla relazione con clienti industriali, conta evidentemente la capacità di presidiare qualità, continuità produttiva e servizio più che la sola collocazione societaria.

La forza della struttura finanziaria

Se i ricavi rallentano e gli indicatori di efficienza e redditività peggiorano, la vera notizia positiva riguarda la tenuta finanziaria del comparto. L’analisi di StudiaBO evidenzia infatti una struttura ancora solida, sostenuta da un’elevata capacità di autofinanziamento e da livelli di indebitamento ai minimi storici. In un contesto segnato da maggiore incertezza economica, questa condizione rappresenta un margine di protezione importante.

Per le imprese del packaging in cartoncino, la disponibilità di una base finanziaria robusta non è solo un indicatore contabile. È anche il presupposto per affrontare investimenti, rinnovi impiantistici, adeguamenti tecnologici e richieste sempre più stringenti da parte dei committenti, soprattutto in settori come cosmetico e farmaceutico, dove la qualità percepita e la precisione esecutiva hanno un peso determinante. In altre parole, la solidità finanziaria rende il comparto meno esposto alle turbolenze di breve periodo, pur senza cancellare la fase di rallentamento in atto.

Il ruolo della formazione tecnica per la filiera

A margine dell’Assemblea d’Autunno, il Comitato Tecnico Gifasp ha presentato il sesto documento tecnico della Gifasp Academy, dedicato alla colorimetria di base nella produzione di astucci e scatole pieghevoli. Si tratta di un tema tutt’altro che marginale, perché la gestione del colore è uno degli snodi centrali nella qualità del packaging stampato, specialmente quando il contenitore deve garantire coerenza visiva tra progetto grafico, prove di stampa e risultato finale.

Per grafici, art director, stampatori e progettisti del packaging, la colorimetria è parte integrante del lavoro quotidiano: influisce sulla riconoscibilità del marchio, sulla fedeltà cromatica e sulla resa complessiva del prodotto sugli scaffali. Il fatto che un’associazione di settore investa in documenti tecnici dedicati a questi aspetti conferma quanto la formazione resti un elemento decisivo anche in ambiti produttivi maturi, dove la qualità è spesso il risultato di una catena di competenze specialistiche ben allineate.

Una fase di transizione per il packaging in cartoncino

Il quadro che arriva da Bologna restituisce dunque un comparto in transizione: meno brillante sul piano dei numeri di breve periodo, ma ancora ben posizionato dal punto di vista finanziario e industriale. Per la filiera del packaging, e più in generale per il mondo della comunicazione visiva applicata al prodotto, il dato più interessante è forse proprio questo equilibrio tra fragilità congiunturale e solidità strutturale.

Il 2025 non sembra aprire una stagione espansiva, ma nemmeno segnare un indebolimento profondo del settore. Per ora, il cartotecnico tiene. E lo fa soprattutto grazie alla combinazione tra capacità di autofinanziamento, moderata esposizione debitoria e competenze tecniche che continuano a sostenere la qualità del prodotto finito.

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