IA e creator mettono sotto pressione gli editori

IA e creator: perché il sistema dei media è entrato nella fase più critica degli ultimi vent’anni

Riassunto

IA, answer engine e creator riducono traffico e ricavi degli editori. Il report Reuters analizza le nuove sfide del giornalismo nel 2026.

L’intelligenza artificiale generativa, l’ascesa dei creator e il progressivo svuotamento dei canali tradizionali di distribuzione stanno ridisegnando in profondità l’economia dell’informazione. Secondo il Journalism and Technology Trends and Predictions 2026 del Reuters Institute (qui il PDF), nei prossimi tre anni il traffico proveniente dai motori di ricerca verso i siti di informazione potrebbe ridursi in media del 43%. Un dato che non rappresenta una flessione congiunturale, ma un cambio strutturale del modo in cui le persone accedono alle notizie .

Il contesto è già evidente oggi. I dati aggregati di Chartbeat, analizzati all’interno del report, mostrano che tra novembre 2024 e novembre 2025 il traffico da Google Search verso oltre 2.500 siti editoriali è già calato del 33% a livello globale, con un -38% negli Stati Uniti. A questo si somma il crollo dei referral dai social network tradizionali, in particolare Facebook e X, che negli ultimi tre anni hanno perso rispettivamente il 43% e il 46% della loro capacità di portare lettori ai siti di news .

È su questo terreno che si innestano due dinamiche parallele: i motori di ricerca che diventano “answer engines” e l’emersione di un ecosistema di creator sempre più competitivo rispetto alle testate.

Google, ChatGPT, Gemini e Perplexity non si limitano più a indirizzare l’utente verso una fonte. Sempre più spesso forniscono direttamente una risposta, sintetizzando contenuti prodotti da terzi. Nel report del Reuters Institute questo passaggio è indicato come uno dei principali fattori di rischio per la sostenibilità del giornalismo online.

Negli Stati Uniti, le AI Overview di Google compaiono già in circa il 10% dei risultati di ricerca e la loro diffusione è in rapido aumento anche in altri Paesi. Quando queste sintesi sono presenti, cresce in modo significativo la quota di ricerche “zero click”, cioè quelle che non generano alcuna visita ai siti editoriali. In questo scenario, l’editore perde non solo traffico ma anche controllo sulla relazione con il lettore e sulla monetizzazione .

Il paradosso è che, nonostante la crescita dei referral da chatbot come ChatGPT, il loro peso complessivo resta marginale. Secondo i dati Chartbeat citati nel report, ChatGPT rappresenta appena lo 0,02% del traffico di riferimento complessivo verso i siti di informazione, contro il 7,3% di Google Search e il 13% di Google Discover. In altre parole: il danno potenziale è enorme, ma i benefici diretti per gli editori sono ancora quasi nulli .

L’impatto diretto sul giornalismo

L’IA non si limita a scrivere o riassumere. Diventa un filtro. Decide cosa mostrare, come sintetizzarlo e in quale contesto presentarlo. Questo colpisce in modo diretto il cuore del lavoro giornalistico, soprattutto per quei contenuti facilmente standardizzabili.

Secondo il sondaggio condotto dal Reuters Institute su 280 dirigenti dei media in 51 Paesi, gli editori ritengono che nei prossimi anni perderanno rilevanza il giornalismo di servizio, i contenuti evergreen e le notizie generaliste. Le percentuali parlano chiaro: -42% per il giornalismo di servizio, -32% per gli evergreen, -38% per le news generaliste. Sono proprio queste le aree che chatbot e answer engine possono coprire in modo più efficiente .

All’opposto, vengono individuati come strategici quei contenuti che l’IA fatica a comprimere in poche righe. Inchieste originali e giornalismo sul campo registrano un saldo positivo del 91%, l’analisi e il contesto dell’82%, le storie umane del 72%. Non si tratta di una scelta editoriale “nobile”, ma di una necessità competitiva.

Meno testo, più formati

Non cambia solo cosa produrre, ma anche come. Il report evidenzia uno spostamento deciso verso il video e l’audio. Il 79% degli editori intervistati ritiene prioritario investire di più nei contenuti video, mentre il 71% punta sull’audio, in particolare sui podcast. Il testo, pur restando centrale, perde peso relativo in un ecosistema dove la sintesi automatica è sempre più pervasiva .

Questa trasformazione è strettamente legata alle piattaforme. YouTube emerge come il canale su cui concentrare maggiormente gli sforzi di distribuzione, con un saldo positivo del 74%. Seguono TikTok e Instagram. Al contrario, cala l’attenzione verso la SEO tradizionale di Google e verso i social storici, percepiti come sempre meno efficaci nel generare traffico qualificato .

Il problema creator

Accanto all’IA, l’altra grande pressione sul sistema editoriale arriva dai creator e dagli influencer. Il 70% dei dirigenti intervistati teme che sottraggano tempo e attenzione ai contenuti delle testate. Il 39% teme di perdere i migliori talenti, attratti da un ecosistema che offre maggiore autonomia e, in alcuni casi, ricompense economiche più elevate .

La risposta degli editori è ambivalente. Da un lato c’è la preoccupazione. Dall’altro, l’adattamento. Il 76% dichiara che cercherà di spingere i propri giornalisti a comportarsi di più come creator. Il 50% valuta collaborazioni con creator esterni per la distribuzione dei contenuti, il 31% pensa di affidar loro la gestione di account social, il 28% sta creando studi e spazi dedicati a queste forme ibride .

Questo passaggio non è privo di rischi. Personalizzare e “umanizzare” il giornalismo può rafforzare il legame con il pubblico, ma espone anche le testate alla possibilità di perdere identità, controllo e continuità editoriale.

Un sistema sotto pressione

Il quadro che emerge dal report è quello di un settore che non sta semplicemente attraversando una crisi economica, ma una ridefinizione del proprio ruolo. Solo il 38% dei dirigenti intervistati si dice fiducioso sul futuro del giornalismo nel suo complesso, in calo di 22 punti percentuali rispetto a quattro anni fa. Al tempo stesso, il 53% resta ottimista sulle prospettive della propria azienda. Una dicotomia che racconta un sistema sempre più frammentato, dove pochi soggetti forti reggono, mentre il resto fatica a trovare una posizione sostenibile .

IA e creator non stanno “uccidendo” l’editoria. La stanno costringendo a scegliere. A rinunciare a volumi, automatismi e dipendenze storiche. A puntare su ciò che non è facilmente replicabile, sintetizzabile o inglobabile da una piattaforma. È una strada in salita, come evidenzia il report. Ma è anche l’unica percorribile.

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