Dopo anni di ritardi e ripensamenti, Google ha annunciato che non abbandonerà l’utilizzo dei cookie sul suo browser Chrome, il programma più utilizzato al mondo per la navigazione online. Gli sforzi dell’azienda per trovare un sistema alternativo per il tracciamento delle attività online degli utenti hanno subito diversi ritardi e hanno causato conflitti con le aziende che vendono pubblicità online. Google ora permette agli utenti di scegliere se disattivare o mantenere attivi i cookie, con la possibilità di modificare questa scelta in qualsiasi momento. Tuttavia, non ha ancora comunicato una data precisa per l’introduzione di questa funzionalità.
I cookie sono stati a lungo oggetto di discussione: sebbene tecnicamente le informazioni sull’attività online degli utenti dovrebbero essere anonime, è ormai noto che l’enorme quantità di dati raccolta consente di catalogare gusti e preferenze degli individui per mostrare pubblicità più pertinenti. Una pubblicità mirata è generalmente più remunerativa per la piattaforma che la gestisce, per il sito che la mostra e per chi promuove il proprio prodotto. In altri casi, la profilazione, ovvero la catalogazione dei gusti e delle abitudini di un utente, si basa su età, condizione economica e genere, ricostruiti sempre attraverso le attività online.
Negli ultimi anni, alcune organizzazioni per la tutela della privacy hanno esercitato pressioni sulle società che sviluppano browser per limitare i cookie di terze parti. Firefox di Mozilla e Safari di Apple, ad esempio, applicano ora filtri molto più rigidi per ridurre il tracciamento degli utenti. L’annuncio recente di Google sembra allinearsi in parte a questa tendenza, dopo anni di tentativi di sviluppare soluzioni alternative attraverso l’iniziativa Privacy Sandbox.
I sistemi sviluppati da Privacy Sandbox continueranno comunque a essere disponibili, permettendo ai siti di usare metodi alternativi per raccogliere informazioni sulle attività dei visitatori.
Tuttavia, questo sistema riduce sensibilmente l’efficacia economica degli annunci pubblicitari, che non possono più essere personalizzati come un tempo, comportando una diminuzione dei ricavi per gli inserzionisti, per le piattaforme che gestiscono gli annunci (come Google stesso e Meta, proprietaria di Facebook e Instagram) e per i siti che ospitano gli annunci, spesso già in difficoltà a causa della bassa resa economica. In vari paesi, sono state adottate politiche più rigide sulla gestione dei cookie, specialmente nell’Unione Europea con le evoluzioni delle normative per il mercato digitale.
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