Per i brand non basta essere visibili: serve sorprendere

Per i brand non basta più essere visibili: devono tornare a sorprendere

La sesta edizione del Best Brands Club ha preso il via il 14 luglio nella sede del Gruppo Il Sole 24 ORE, riunendo tredici brand tra cui Amazon, Lego, TIM e Mulino Bianco. Il tema scelto, “The Moonshotter”, invita le marche a superare la prevedibilità generata da algoritmi e intelligenza artificiale.

Il progetto, nato nel 2021 dalla collaborazione tra NielsenIQ e Serviceplan Group, si sviluppa attorno alla ricerca Best Brands, che combina dati economici e percezione dei consumatori. I risultati dell’edizione 2026 confluiranno nel Libro SEI, destinato a professionisti del marketing e manager.

A metà luglio ha preso il via la sesta edizione del Best Brands Club. Il tema scelto per il 2026 guarda oltre la prevedibilità degli algoritmi e invita le marche a recuperare la capacità di costruire qualcosa che il pubblico non si aspetta.

Essere visibili non basta più. In un ambiente digitale nel quale algoritmi, piattaforme e intelligenza artificiale anticipano gusti e comportamenti, la nuova sfida per i brand potrebbe essere tornare a sorprendere.

È il tema attorno al quale si è aperta, lo scorso 14 luglio nella sede del Gruppo Il Sole 24 ORE, la sesta edizione del Best Brands Club. A distanza di alcune settimane, l’interesse non riguarda tanto l’avvio formale dell’iniziativa, quanto la domanda posta alle aziende coinvolte: come può una marca uscire dalla prevedibilità senza perdere identità e riconoscibilità?

Il think tank riunisce quest’anno Amazon, Dove, Gourmet, Kinder, L’Angelica, Lego, Loacker, Magnum, MediaWorld, Mulino Bianco, Nivea, Prima Assicurazioni e TIM. Le aziende hanno analizzato i dati che hanno determinato il loro posizionamento nelle classifiche Best Brands 2026 e discusso cosa significhi oggi essere una marca rilevante.

Il brand nell’epoca dei contenuti prevedibili

Il titolo scelto per questa edizione è “The Moonshotter”. L’espressione richiama i progetti molto ambiziosi, ma nel confronto del Club il moonshot non è stato interpretato letteralmente come il tentativo di raggiungere la Luna.

La “propria luna” diventa piuttosto una direzione verso la quale tendere: un obiettivo capace di spingere la marca fuori dalle soluzioni già conosciute e dai percorsi suggeriti automaticamente dai dati.

Il tema è stato introdotto dall’astrofisica e divulgatrice scientifica Edwige Pezzulli, insieme all’analisi dei climi di consumo 2026 presentata da Beppe Minoia, Insight advisor di NielsenIQ.

La premessa è riconoscibile. I feed selezionano i contenuti sulla base delle preferenze già espresse, le piattaforme prevedono ciò che potrebbe interessarci e l’intelligenza artificiale produce risposte costruite sulle informazioni disponibili. Questa efficienza riduce il rischio, ma può anche rendere la comunicazione più uniforme.

Il rischio per le marche non è quindi soltanto diventare invisibili. È diventare prevedibili.

Secondo il confronto emerso nel Best Brands Club, l’obiettivo non dovrebbe essere abbandonare dati e algoritmi, ma evitare che siano gli unici strumenti a determinare una scelta. La sorpresa nasce quando una marca propone qualcosa di coerente con la propria identità, ma non immediatamente deducibile da ciò che ha fatto fino a quel momento.

Sorprendere non significa cambiare continuamente

Per una marca, la ricerca della sorpresa presenta però un problema. Provare continuamente qualcosa di diverso può produrre l’effetto opposto e indebolire il riconoscimento costruito nel tempo.

Il punto non è sorprendere attraverso una trovata isolata, un tono improvvisamente diverso o l’inseguimento dell’ultima tendenza. È trovare uno spazio ancora inesplorato che risulti credibile per quel brand.

La distinzione conta soprattutto in un momento in cui la produzione di contenuti è diventata più rapida e accessibile. Formati, immagini e campagne possono essere replicati con grande velocità. La differenza tende quindi a spostarsi dall’esecuzione alla scelta: quale idea sviluppare, quale direzione seguire e quale rischio assumersi.

Il tema del Best Brands Club prova a riportare al centro proprio questa capacità. Non soltanto utilizzare meglio gli strumenti disponibili, ma immaginare una direzione che gli strumenti, da soli, non avrebbero suggerito.

Il confronto tra dati e percezione dei consumatori

Il Club è nato nel 2021 dalla collaborazione tra NielsenIQ e Serviceplan Group, con il patrocinio di UPA e il supporto di 24 ORE System e Rai Pubblicità.

Il progetto si sviluppa attorno a Best Brands, la ricerca avviata nel 2004 che misura la forza delle marche sul mercato italiano combinando risultati economici e opinioni dei consumatori. La metodologia mette quindi a confronto le prestazioni di un brand con la percezione che il pubblico ha costruito attorno a esso.

È in questo rapporto che il tema della sorpresa assume un significato più concreto. Un’idea nuova può generare attenzione, ma diventa utile solo quando rafforza il legame con le persone e produce un effetto misurabile sulla marca.

Il coraggio, in questo caso, non consiste nel rinunciare all’analisi. Consiste nell’utilizzare i dati come punto di partenza, senza trasformarli in un confine.

I risultati e gli approfondimenti sviluppati durante questa edizione confluiranno nel Libro SEI, che sarà pubblicato in formato digitale e destinato a professionisti del marketing, manager e studiosi.

La prima riunione si è tenuta a luglio, ma il percorso del Best Brands Club 2026 prosegue. Il tema individuato resta aperto: capire come una marca possa utilizzare tecnologie sempre più capaci di prevedere il pubblico senza limitarsi a offrirgli soltanto ciò che già conosce.

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