L’idea non è campata per aria. Durante una testimonianza resa pubblica nel contesto del processo antitrust contro Google, il vicepresidente senior di Apple, Eddy Cue, ha ammesso che per la prima volta in oltre 20 anni il numero di ricerche effettuate tramite Safari è in calo. Un dato che la dice lunga: gli utenti iniziano a preferire chatbot e IA generative capaci di fornire risposte immediate, sintetiche e contestuali rispetto al classico elenco di link offerto dai motori di ricerca.
IA e ricerche: una rivoluzione in corso
Nel frattempo, strumenti come ChatGPT, Claude e lo stesso Perplexity stanno guadagnando terreno, trasformando il modo in cui le persone accedono all’informazione online. Invece di “cercare” qualcosa, si sta passando sempre più al “chiedere” qualcosa a un’intelligenza artificiale, che risponde con un linguaggio naturale e sempre più preciso. È un cambio di paradigma: si passa dalla consultazione alla conversazione.
Tuttavia, questa nuova modalità di accesso alle informazioni ha anche conseguenze pratiche: riduce il numero di clic verso i siti web, mettendo in crisi il modello economico di molti editori digitali, e rende sempre meno centrale la classica SERP (pagina dei risultati di ricerca). Alcuni studi sottolineano che le IA riescono a soddisfare le esigenze degli utenti più rapidamente, ma pongono sfide in termini di accuratezza e trasparenza delle fonti.
Un legame da 20 miliardi di dollari
Ma il vero nodo della questione per Apple è un altro: i soldi. Attualmente, Google versa ad Apple una cifra che si aggira attorno ai 20 miliardi di dollari all’anno – circa il 17% del suo utile operativo complessivo – per restare il motore di ricerca predefinito su Safari. Si tratta di una cifra colossale, che nessuno degli attuali player dell’intelligenza artificiale sarebbe in grado di garantire in questo momento.
Dunque, l’adozione di un motore di ricerca alternativo basato su IA comporterebbe per Apple un enorme rischio finanziario. Il dilemma è evidente: da un lato, l’azienda di Cupertino vuole posizionarsi come innovatrice e pioniere nell’adozione dell’intelligenza artificiale; dall’altro, deve fare i conti con una fonte di entrate sicura e imponente.
La replica di Google
Google, dal canto suo, non è rimasta a guardare. In una nota ufficiale, l’azienda ha dichiarato:
“Continuiamo a osservare una crescita complessiva delle query in Search. Ciò include un aumento delle query totali provenienti dai dispositivi e dalle piattaforme di Apple. In generale, man mano che miglioriamo Search con nuove funzionalità, le persone vedono che Google Search è più utile per un numero maggiore delle loro query e vi accedono per nuove cose e in nuovi modi, sia dai browser che dall’app Google, utilizzando la voce o Google Lens. Siamo entusiasti di continuare questa innovazione e non vediamo l’ora di condividere di più al Google I/O.”
Un messaggio che suona come una rassicurazione agli investitori, ma anche come una dichiarazione d’intenti: Google non ha intenzione di perdere terreno, e la sua risposta sarà sempre più centrata sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nel cuore stesso del motore di ricerca.
La direzione è ormai chiara: il futuro della ricerca online si giocherà sempre più sull’efficacia dell’intelligenza artificiale. Apple vuole essere protagonista di questo cambiamento, ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo. Per ora, la partita resta aperta, e si deciderà su un equilibrio delicato tra innovazione tecnologica, esperienza utente e sostenibilità economica.
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