Può un algoritmo comprendere la bellezza? Il tentativo di Ali Jahanian

Un’analisi computazionale dell’estetica nel design: il tentativo di tradurre armonia e colore in modelli matematici. Continua a leggere Può un algoritmo comprendere la bellezza? Il tentativo di Ali Jahanian

Esiste un punto in cui la matematica incontra l’intuizione estetica, un confine sottile dove i numeri tentano di catturare ciò che il designer percepisce in un istante: l’armonia di una composizione, la tensione cromatica giusta, l’equilibrio che trasforma un layout in qualcosa che funziona. Ali Jahanian, con Quantifying Aesthetics of Visual Design Applied to Automatic Design pubblicato da Springer nel 2016, si avventura proprio in questo territorio, proponendo modelli computazionali capaci di valutare (e generare) materiali grafici secondo criteri estetici misurabili.

Il linguaggio dei colori secondo le macchine

Una delle proposte più interessanti della tesi riguarda il collegamento tra concetti linguistici e cromie attraverso il Latent Dirichlet Allocation Dual Topic Model: un approccio che permette di associare parole a colori non per convenzione arbitraria, ma attraverso l’analisi statistica di vasti corpus visivi e testuali. Il risultato è un sistema che impara, per così dire, a tradurre «eleganza» o «energia» in palette cromatiche coerenti; una sorta di dizionario semantico del colore costruito dall’interno dei dati, senza l’intervento di regole esplicite imposte dall’esterno.

Per chi lavora nella comunicazione visiva, l’implicazione è duplice. Da un lato si apre la possibilità di strumenti automatizzati capaci di proporre soluzioni cromatiche pertinenti al brief; dall’altro emerge la questione (mai risolta) di quanto il gusto sia culturalmente situato, e dunque di quanto questi modelli possano generalizzare oltre i dataset su cui sono stati addestrati.

estetica computazionale design - Quantifying Aesthetics of Visual Design Applied to Automatic Design

Misurare l’armonia, generare il layout

Jahanian non si ferma al colore. La sua ricerca abbraccia l’intero spettro della composizione grafica, cercando metriche per la valutazione estetica dei layout e proponendo algoritmi per la loro generazione automatica. Il presupposto teorico (discusso ampiamente nei capitoli iniziali) è che esista una relazione quantificabile tra proprietà formali e percezione di qualità visiva: proporzioni, densità, distribuzione degli elementi nello spazio.

È un’ipotesi audace, forse riduttiva se presa alla lettera, certamente fertile se intesa come punto di partenza. I designer più scettici troveranno nelle pagine del volume materia per affinare la propria opposizione critica; quelli più curiosi scopriranno strumenti concettuali per interrogare le proprie scelte compositive da un’angolazione inedita.

Un testo per specialisti, una domanda per tutti

Va detto con chiarezza: questo è un volume accademico, denso di formule, notazioni statistiche, riferimenti alla letteratura scientifica. Non è una lettura da ombrellone, né un manuale operativo per chi cerca ricette immediate. È piuttosto un documento di ricerca che fissa lo stato dell’arte (al 2016) di un campo in rapida evoluzione, oggi esploso con l’avvento dei modelli generativi.

Riletto a distanza di quasi un decennio, il lavoro di Jahanian acquista una valenza quasi profetica: molte delle intuizioni qui formalizzate anticipano le direzioni che strumenti come DALL·E o Midjourney avrebbero poi percorso (con mezzi computazionali incomparabilmente più potenti). Il che solleva una domanda che il libro pone senza pretendere di esaurire: se la bellezza può essere quantificata, il ruolo del designer cambia natura o semplicemente si sposta su un altro livello di decisione?

Scheda del libro

Titolo Quantifying Aesthetics of Visual Design Applied to Automatic Design
AutoreAli Jahanian
EditoreSpringer (2016)
Pagine
ISBN9783319314860
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