La visual identity della Premier Jumping League punta a cambiare la percezione del salto ostacoli: da disciplina percepita come elitaria a spettacolo globale, competitivo e riconoscibile.
NOT Wieden+Kennedy ha presentato l’identità visiva e il film di lancio della Premier Jumping League, nuova lega internazionale dedicata al salto ostacoli. Il progetto nasce da un obiettivo molto chiaro: rendere questa disciplina più leggibile, più contemporanea e più vicina al linguaggio dello sport globale, senza perdere il legame con la sua dimensione tecnica e agonistica. Per chi lavora nella comunicazione visiva, il caso è interessante perché mostra come un sistema di brand possa riposizionare un intero immaginario sportivo partendo da un singolo segno grafico.

La nuova lega si presenta con standard competitivi elevati, premi più ricchi e una tecnologia di trasmissione aggiornata. Eppure, dall’esterno, il salto ostacoli continua spesso a essere percepito come una disciplina difficile da decifrare, distante, quasi opaca. È proprio questo scarto tra sostanza e percezione che l’agenzia ha affrontato, cercando nell’arena equestre non una superficie elegante da semplificare, ma una scena di coraggio, rivalità e intensità fisica tra cavallo e atleta.
Il rail diventa il centro del sistema visivo
Il cuore dell’identità è la rail, l’ostacolo orizzontale che nel salto ostacoli rappresenta il momento decisivo della prova. NOT Wieden+Kennedy l’ha trasformata nel principale dispositivo grafico del brand, facendo del suo profilo una grammatica visiva capace di sostenere griglie, impaginazione tipografica, uso del colore e relazione con le immagini. In altre parole, un elemento tecnico della disciplina diventa la base di un sistema coerente, riconoscibile e facilmente adattabile.
Per designer e art director, questa scelta è significativa perché ribalta un approccio molto comune nel branding sportivo, dove spesso l’identità si costruisce attorno a simboli generici di velocità, energia o performance. Qui, invece, il marchio nasce da un dettaglio specifico e identitario dello sport stesso. La rail non è un ornamento: è il segno che racconta il gesto, il rischio e la precisione richiesti dal salto.
Secondo Justin Hallstöm, Creative Director di NOT Wieden+Kennedy, la rail era “nascosta in bella vista”, cioè già presente come immagine distintiva della disciplina, ma non ancora rivendicata come asset centrale del brand. È un passaggio che chiarisce bene la logica del progetto: non inventare un simbolo estraneo, bensì isolare un elemento già iconico e attribuirgli una funzione narrativa e sistemica.
Un logo che congela il momento del salto
Anche il logo lavora sulla stessa direzione. L’esecuzione è descritta come moderna e atletica, capace di catturare il momento chiave della disciplina: l’istante in cui il cavallo raccoglie le zampe per superare l’ostacolo in modo pulito, insieme al suo cavaliere. È un gesto preciso, quasi fotografico, ma anche altamente simbolico, perché sintetizza concentrazione, controllo e fiducia reciproca.
Per un pubblico abituato a ragionare in termini di branding, il valore di questa scelta sta nella sua doppia funzione. Da una parte il logo richiama direttamente il linguaggio della disciplina; dall’altra offre un segno sufficientemente flessibile da poter vivere in contesti molto diversi, dal merchandising alla comunicazione outdoor, fino ai sistemi in movimento e alle applicazioni tridimensionali. È un esempio di identità pensata non come immagine statica, ma come infrastruttura visiva.
La flessibilità sembra essere uno degli aspetti più rilevanti del progetto. Un segno semplice, riconoscibile e facilmente declinabile consente infatti una maggiore coerenza tra ambienti fisici e digitali, oggi sempre più intrecciati. In un ecosistema dove un brand deve funzionare su social, sito, evento, video e materiali commerciali, la solidità del sistema grafico conta quanto l’idea iniziale.
Tono di voce e cultura dello sport
NOT Wieden+Kennedy London ha lavorato anche sul tono di voce della lega, con l’intenzione di mettere al centro il rapporto tra cavallo e cavaliere come elemento fondativo del futuro del salto ostacoli. Le frasi sviluppate per la comunicazione puntano a riformulare la disciplina con un lessico più diretto e contemporaneo. “Not all athletes are human” insiste sul fatto che la performance non riguarda solo il rider, ma anche il cavallo; “This is not a show. This is a fight against gravity” sottolinea invece la dimensione fisica e tecnica della prova.
Dal punto di vista della comunicazione, si tratta di un lavoro interessante perché evita la retorica dello spettacolo fine a sé stesso. La lega non viene raccontata come semplice intrattenimento, ma come luogo di competenza, disciplina e relazione sportiva complessa. È un approccio che può parlare anche a chi si occupa di contenuti digitali e brand storytelling: il tono di voce non serve solo a “suonare bene”, ma a costruire una cornice interpretativa coerente con ciò che il brand vuole essere.
Nel caso della Premier Jumping League, il linguaggio cerca di correggere una distanza culturale. Il salto ostacoli è spesso osservato come sport specialistico, ma il progetto prova a renderlo leggibile senza banalizzarlo. È una sfida comune anche in altri settori della comunicazione visiva: trasformare una competenza di nicchia in un racconto accessibile, senza svuotarla di significato.
Dal film di lancio al sito web: un sistema già operativo
Il lancio della lega non si è limitato al logo. NOT Wieden+Kennedy ha coordinato la realizzazione di un film di lancio destinato all’uso online, sui social media e durante l’evento inaugurale di Miami. Il progetto comprende anche il design del sito web di PJL, l’impostazione dell’evento di lancio, una bespoke rail invitation, la presenza sui canali social e materiali più tattici sviluppati insieme al team commerciale.
È un perimetro di lavoro che mostra quanto, oggi, un’identità debba essere pensata come esperienza complessiva e non come semplice visual finale. Sito, social, inviti, video e ambienti fisici devono parlare la stessa lingua, ma con sfumature diverse, a seconda del contesto. Per i professionisti del design e della comunicazione digitale, questo tipo di progetto conferma un punto ormai centrale: il brand non vive in un’unica immagine, ma in una costellazione di touchpoint coerenti.
Per la componente tipografica, il team ha collaborato con Studio Drama alla creazione di un carattere custom, un dettaglio che rafforza ulteriormente la riconoscibilità del sistema. Anche in questo caso, la scelta di un font proprietario segnala la volontà di costruire un’identità proprietaria e non facilmente confondibile con altri progetti sportivi o commerciali. Tipografia, segno e motion vengono così trattati come parti di un unico ambiente visivo.
Immagini, motion e applicazioni future
Alla costruzione del lancio hanno partecipato anche il fotografo Daniel Benson e la regista Nicolina Knapp, con una suite di immagini d’archivio e un film pensati per accompagnare l’avvio della lega. La presenza di una produzione fotografica dedicata non è un dettaglio marginale: in un brand contemporaneo, la fotografia non serve solo a documentare, ma a definire il tono culturale con cui il pubblico percepirà il progetto.
Qui il rapporto tra immagine e identità è particolarmente rilevante. Il salto ostacoli, per sua natura, è fatto di movimento, precisione e attimi brevissimi; una brand identity efficace deve quindi saper tradurre visivamente dinamica, tensione e controllo. Il fatto che il sistema sia pensato anche per motion design e applicazioni 3D lascia intuire una logica espandibile, adatta a vivere in contesti digitali e in ambienti fisici di grande formato.
In un settore in cui la costruzione del marchio sportivo tende spesso a oscillare tra tradizione e spettacolarizzazione, la Premier Jumping League prova a occupare uno spazio intermedio: riconoscere la specificità tecnica della disciplina e, allo stesso tempo, renderla comprensibile a un pubblico più ampio. È una sfida che riguarda da vicino anche il lavoro di chi progetta contenuti, identità e sistemi visivi per piattaforme sempre più ibride.
La partita, ora, sarà capire quanto questa grammatica riuscirà a sostenere la crescita della lega nel tempo. Per il momento, il progetto mostra con chiarezza che anche uno sport considerato di nicchia può essere ripensato attraverso un’identità capace di unire precisione formale, coerenza narrativa e adattabilità ai media contemporanei.
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