Come bloccare la pubblicità online? Chiedetelo all’11% dei navigatori globali

Ad Block

La pubblicità online è sempre più vista dagli utenti come invasiva, o come si è dimostrato in questi anni più che vista è ormai invisibile tanto siamo abituati ad esserne circondati; da qui l’esigenza delle piattaforme online di trovare nuovi formati – talvolta invasivi e da qui la necessita di porvi un blocco con gli adblock.

Un circolo vizioso che si è innescato soprattutto grazie ai programmi di blocco dell’advertising; ma a quali costi? In un’era in cui gli editori online devono monetizzare il proprio lavoro abbiamo visto che la pubblicità non basta a sostenere i conti economici, le redazioni e i produttori di contenuti.The state of the blocked web - 2017 Global Adblock Report

I programmi, i plug-in o le estensioni per i browser permettono di bloccare sul nascere il caricamento dei banner, dei pop-up, delle pubblicità in generale; un chiaro danno economico per gli editori ma un quieto vivere per gli utenti? Internet è un luogo grande e disordinato, e fintanto che alcuni siti web preferiranno il profitto a breve termine piuttosto che la sostenibilità collettiva, la pubblicità invasiva e fastidiosa persisterà e le persone continueranno ad utilizzare i software di adblock.

Ad analizzare la situazione da un po’ di tempo è il report annuale realizzato da PageFair. “The state of the blocked web” è infatti uno studio che analizza l’utilizzo degli ad blocker su desktop e mobile a livello globale e che nell’ultima edizione ha mostrato che siamo ad un punto di svolta tra desktop e mobile. Un primo dato interessante è che grazie alla proliferazione degli smartphone, nei mercati Asiatici si è registrata un’impennata dei programmi di blocco sui telefoni arrivando ad una percentuale del 40%.

Secondo il report, globalmente ci sono 615 milioni di dispositivi con un filtro anti pubblicità installato, un dato in crescita del 30% anno su anno. L’utilizzo degli adblocker sui dispositivi mobili ha raggiunto i 380 milioni di utenti, crescendo in un anno di 108 milioni di device, mentre quello su desktop è arrivato a 236 milioni di computer, in aumento di 34 milioni anno su anno.

Complessivamente oggi l’11% della popolazione online globale blocca la pubblicità.

The state of the blocked web - 2017 Global Adblock Report

L’utilizzo di questi software continua a crescere sui browser desktop nonostante il calo generale dell’utilizzo dei computer fissi. Analizzando i dati di penetrazione, i Canadesi, gli Indiani, i Tedeschi ed i paesi Scandinavi sembrano essere le Nazioni con il maggior blocco delle pubblicità con percentuali tra il 15 ed oltre il 25% di utilizzo. E l’Italia?

L’Italia blocca più degli altri con gli adblock


The state of the blocked web - 2017 Global Adblock Report

In Italia, la penetrazione dell’ad blocking sulla intera popolazione online risulta più alta della media mondiale: il 17% dei nostri connazionali blocca la pubblicità sui desktop e solo l’1% su mobile. Per darvi un confronto, in tutta Europa occidentale il 20% dei navigatori pone un blocco, così come lo fa il 18% dei nord Americani e solo il 7% in America latina.

Per quelli che: tanto la pubblicità la bloccano solo sui computer, investiamo nel mobile adesso; fate un respiro e sappiate che l’utilizzo degli adblock su mobile si sta invece diffondendo molto rapidamente, questo anche grazie alle partnership tra i browser ad-blocking e produttori di dispositivi e distributori. L’adozione di massa in America del Nord ed Europa continua organicamente, ma l’accelerata è dietro l’angolo se verranno messi in campo i blocchi già dai produttori dei device.

Ma chi sono i “bloccatori” di pubblicità? L’indagine ci dice chiaro e netto che l’idea del giovane ragazzo non regge più; oggi a bloccare l’advertising è un gruppo eterogeneo di persone non più configurabile per sesso ed età, insomma è diventato mainstream.

Perché e come cresce il blocco delle pubblicità?


The state of the blocked web - 2017 Global Adblock Report

Il passaparola e l’attenzione dei media – secondo il report, hanno contribuito a diffondere una maggiore consapevolezza degli utenti sull’esistenza di questa tipologia di programmi. Il 37% degli intervistati ha conosciuto questi sistemi grazie ad amici, colleghi o familiari, mentre un altro 28% ne è venuto a conoscenza grazie ad Internet.

Non dimentichiamoci che anche se oggi sembra sparito come argomento (ne avete letto in giro ultimamente?) 2015 e 2016 sono stati anni di fuoco in cui i media hanno parecchio coperto la notizia, tanto che “Kleiner Perkins” l’ha messa nelle tendenze 2016 del suo “Internet Trends Report”.

Perché blocchiamo la pubblicità?


The state of the blocked web - 2017 Global Adblock ReportLe persone usano AdBlock per molte ragioni, diverse. Perché abbiamo paura di minacce informatiche e virus, perché per il 14% degli uomini interrompono l’esperienza di navigazione, anche se il 70% degli utenti ha scelto più di una per l’utilizzo dei software di AdBlock. E se un tempo la principale preoccupazione era per la privacy, oggi il pubblico di massa non la ritiene più la principale motivazione per non farsi ‘tracciare’ online dagli advertiser.

Le più svariate motivazioni portano quindi a bloccare la pubblicità, dal rapporto emerge che gli utenti non dimostrano un rifiuto della pubblicità digitale in sé. Anzi ci sono anche formati e modalità più apprezzate di altre.

Il 77% degli utenti Adblock intervistati ha detto che ci sono formati pubblicitari che possono accettare/tollerare: il 52% di questi utenti ha espresso una preferenza per i banner statici, mentre il 35% preferisce gli annunci video ignorabili. Il 31% degli utenti presi in analisi ha una vera e propria antipatia per i messaggi senza lo ‘skip’ mentre il 23% non tollera l’auto play dei video.

In conclusione sono i formati ‘interruptive’, quelli che bloccano l’esperienza sui siti web, la prima causa di frustrazione degli utenti, mentre formati non invasivi come banner statici, sono largamente accettati.

Quando gli editori dei siti web si sono accorti (troppo tardi) del fenomeno hanno goffamente introdotto i cosiddetti adblock walls, quegli avvisi a video che ti informano che stai navigando con il blocco e, pregandoti di disabilitarlo, potrai allora leggere il loro sito. Dal report su questo fenomeno emerge un chiarissimo dato: se un utente trova questo blocco nel 74% dei casi lascia il sito – ciao editore… Solo il 26% ascolta l’avviso e lo disabilita quindi.

Diciamo che non è la soluzione più appropriata per “il problema”?

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