Una Breve storia sul Comic Sans, un carattere tanto amato

Comic Sans

Redmond, Virginia. Ottobre 1994 è l’epoca in cui vedrà la luce il font Comic Sans. Solo pochi mesi prima Apple aveva presentato il primo Macintosh con processore Power-PC; quasi contemporaneamente, Microsoft abbandonava per sempre il fortunato MS-DOS a favore di Windows 3.1, in attesa della release di Windows 95, solo un anno dopo.

Al lavoro a notte fonda c’è un dipendente di Microsoft, Vincent Connare ha 34 anni, viene da Boston e lavora in azienda da appena un anno, dopo l’esperienza di cinque anni in Agfa. In Microsoft si occupa di type design (per la precisione, è “ingegnere tipografico”), ma fin adesso non è riuscito a combinare nulla di davvero memorabile – ci riuscirà qualche anno dopo con il font web-safe Trebuchet (1996) e la stesura di alcune parti di Webdings (1998).

Karen Fries e Melinda French (futura moglie di Bill Gates), meno di una settimana prima, gli avevano mostrato alcune schermate di un nuovo promettente software per Windows: Microsoft Bob.

Tutti ne erano entusiasti: l’interfaccia costruita come una casa, con stanze che contenevano icone e applicazioni animate, era progettata intenzionalmente per avvicinare bambini e neofiti al computer. Ma Connare aveva sollevato una grossa perplessità: il protagonista e guida del software, il cane Rover, parlava attraverso un fumetto scritto in Times New Roman troppo noioso, serio e incravattato per convivere con balloon e disegni.

Ispirato da alcuni fumetti che aveva in ufficio – Il ritorno del cavaliere oscuro e Watchmen, con il lettering rispettivamente di John Costanza e Dave Gibbons – si è quindi messo al lavoro e, in poco più di tre giorni, ha dato forma ad uno dei font più conosciuti del pianeta.

Purtroppo Comic Sans (questo non è ancora il suo nome, a dire il vero: ma lo sarebbe diventato presto) non entra nelle griglie preimpostate di Microsoft Bob, e viene scartato dal programma. Gates e compagnia, comunque, decidono di includere il carattere di Connare nel successivo Windows 95 (dopo alcuni test con i software MS 3D Movie Maker e MS Comic Chat). È la sua fortuna: Microsoft Bob si rivela un flop catastrofico e viene giudicato dal The Times “una delle 50 peggiori invenzioni di sempre”. Al contrario, Windows 95 è l’apripista per la stagione d’oro di Microsoft. All’improvviso, quindi, tutto il mondo può usare Windows; di conseguenza, tutto il mondo può usare Comic Sans. E, per Dio, lo usa eccome.

Il resto è storia: un font disegnato malamente e in tutta fretta, con crenature sbagliate, minuscole malassortite (alla faccia del Sans: molte minuscole avevano bisogno delle grazie per non essere confuse con le maiuscole), senza varianti di peso o forma e senza legature – tutte novità introdotte da Comic Sans Pro nel 2010 – negli anni è diventato famoso quanto Helvetica. Vi sembra esagerato? Date un’occhiata a questo documentario di Anita Brown.

Finché era usato dai bambini per gli inviti alle festine di compleanno, tutto funzionava; ma, per un motivo inspiegabile, Comic Sans ha iniziato ad apparire nelle comunicazioni della banca, sulle fiancate delle ambulanze, nelle newsletter aziendali, nei menù dei ristoranti, nei curricula, nelle informative ufficiali. Lo usa la Disney, lo usa il Canada per una moneta commemorativa da collezione, lo usa Eminem in un suo video, lo usa il Wall Street Journal per una speciale homepage, lo usano i Black Sabbath nel loro sito web (ma poi per fortuna si sono ricreduti).

Bastano meno di quattro anni dalla sua introduzione ufficiale, per far piovere le prime critiche. Nel 1999 due designer dell’Indiana, Dave e Holly Combs, fondano il famoso movimento BanComicSans.

L’origine è assai curiosa. Holly Combs ricevette una commissione per la guida di un famoso Museo della Cultura dei Nativi Americani di Indianapolis. La richiesta del cliente era di compilare l’intera guida in Comic Sans. Holly provò a convincere il cliente; ma la risposta che ottenne fu: “Non m’importa. Dovete usarlo, perché abbiamo già stampato la nostra gigantesca insegna esterna con Comic Sans”. Nel loro manifesto si legge: Il design di un carattere è, in un certo senso, la sua voce. Spesso questa voce parla più forte del testo stesso. Se quando disegnate un cartello “Non Entrare” usate un carattere con aste forti e che attiri l’attenzioni come Impact o Arial Black, avete centrato l’obiettivo. Scrivere un messaggio del genere in Comic Sans sarebbe ridicolo. La voce di Comic Sans comunica stupidità, infantilismo, irriverenza, ed è assolutamente inadeguato ad uno scopo del genere. Sarebbe come presentarsi con un costume da clown ad una serata di gala.

Lo stesso Dave Gibbons (l’uomo dietro al lettering del fumetto Watchmen, ispirazione di Connare per il disegno di Comic Sans), intervistato parecchi anni dopo quel fatidico 1994, ha dichiarato: “È stato un peccato che Connare non abbia semplicemente usato il font originale [come l’avevo disegnato io], perché Comic Sans è un vero casino. Ha una forma davvero orrenda”.

Dice bene Alessandra Viola sul blog Che Futuro: Chi utilizza Comic Sans è una persona che si sente libera, informale, divertente. Qualcuno che non vuole dare troppo peso alle cose che dice. Questo font maltratta la forma, la rende ambigua, poco chiara, malsicura e in questo modo fa dell’ironia, mettendo in discussione la sua stessa funzione comunicativa. Irride e deride. Rappresenta i valori del dubbio, delle rimesse in discussione, dello scetticismo.

Ciononostante, sono proprio questi valori ad essere diventati il punto di forza di Comic Sans: chi lo usa non dimostra necessariamente cattivo gusto o ignoranza delle regole tipografiche. Più semplicemente, vuole comunicare con una voce non aggressiva, iper-comprensibile, amichevole, per nulla snob. Rende il messaggio semplice, veloce e leggibile. Non è un caso che, secondo alcuni studi, sia perfetto per le terapie contro la dislessia.

Un caso eclatante risale allo scorso Luglio: gli scienziati del CERN di Ginevra indicono una conferenza stampa straordinaria, dove annunciano la scoperta del bosone di Higgs, anche noto come Particella di Dio.

Circolano le prime foto e video della presentazione e, nello sdegno generale, ci si accorge che la loro complicatissima presentazione in PowerPoint è stata scritta interamente con Comic Sans. Su Twitter si sprecano i commenti: “Cari scienziati, ogni volta che usate Comic Sans, Dio uccide il gatto di Schrödinger”. Ancora: “Se hanno usato Comic Sans per la presentazione del bosone di Higgs, non c’è alcuna speranza per l’umanità”. Ciononostante, qualcuno spezza una lancia a favore degli scienziati: sarà anche sciocco, infantile e abusato, ma è leggibile. È amichevole e immediato, e ha forse aiutato il pubblico meno preparato a comprendere una questione seria e complicata come il bosone di Higgs.

Vincent Connare, oggi, ci ride sopra. Non chiede royalties per nessun progetto pro o contro Comic Sans, ma è contento comunque. Ogni volta che è ad una festa e qualcuno gli chiede che mestiere fa, risponde: “Disegno caratteri. Avrai senz’altro sentito parlare di Comic Sans”. E tutti, irrimediabilmente, dicono sì. Qui c’è la sua versione di tutta la storia, se volete dare un’occhiata.

Insomma: per ogni detrattore che alza le sue armi contro Comic Sans, appare un difensore con lo scudo. Mike Larcher li ha raccolti tutti sotto la sua ala quando, qualche anno fa, ha scritto l’arrogante l’articolo “Sono Comic Sans, faccia da c**o”:, dove dichiara: Quando la gente ha voglia di rilassarsi e far festa, io sono là, al contrario di voi altri patetici font. Mentre Gotham è alla fiera delle scienze, io mi sbatto la reginetta del ballo dietro la falegnameria. Mentre Avenir fa esercizio al clarinetto, io suono Reign in Blood degli Slayer a tutto volume sulla mia Stratocaster a due manici. Mentre Univers fa scorta di antiallergici, io gareggio sulla mia Honda Civic elaborata e pompata al nitro contro dei gangster giapponesi che mi ammazzeranno se non taglio il traguardo per primo. […] Sapete una cosa? Non tutti hanno settantatré tipi di Helvetica del c**zo nel loro fottuto MacBook.

L’ironia sul Comic Sans però non manca nemmeno dall’altra parte della barricata


Nel blog ComicSansProject, ad esempio, vengono ridisegnati i più famosi marchi internazionali con Comic Sans: date un’occhiata all’effetto che ne esce, davvero raccapricciante (mi auguro che lo facciano con ironia, che non auspichino davvero “un mondo interamente in Comic Sans”). O i designer di ComicSansCriminal, che spiegano cosa non va nel font di Connare e aiutano il lettore neofita con alcune interessanti alternative, sia per i font anti-dislessia che per quelli handwrited in stile fumetto.

A volerla dirla tutta, un pregio Comic Sans l’ha avuto: l’eterno scontro tra chi lo ama e chi lo odia, che sembra poter durare per sempre, ha innegabilmente contribuito a far aprire gli occhi al mondo su una questione – quella della scelta del font, della tipografia consapevole, delle scelte di carattere basate sul design dei caratteri stessi – troppo spesso considerata secondaria o di esclusiva competenza dei designer più nerd.

di Stefano Torregrossa

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