Un font per la tribù dei Cherokee

La comunità dei nativi americani Cherokee comprende oltre 316.000 membri: è la più grande tribù degli Stati Uniti. Di questi, solo 22.000 parlano e tramandano l’antica lingua Cherokee. La tradizione è resa ancora più complicata dalla quasi totale assenza di caratteri digitali Cherokee di qualità: dei pochi esistenti, quasi nessuno è completo – i glifi sono in totale 85, ma ogni fonema corrisponde ad un’intera sillaba anziché ad una singola lettera; per giunta, ciascun glifo può avere fino a quattro significati diversi, coprendo in sostanza l’intero spettro di significati possibili nella lingua Cherokee.

Nel 2011, durante un memorabile TypeCon, Roy Boney Jr. e Joseph Erb del Language Technology Office della nazione Cherokee, sollevano il problema: i quasi 5 miliardi di utilizzatori dell’alfabeto latino hanno centinaia di migliaia di caratteri digitali tra cui scegliere. La comunità Cherokee ne ha solo una manciata, per giunta incompleti. Questo gap sta drammaticamente tagliando fuori la comunità dalla vita digitale moderna, contribuendo per giunta alla progressiva cancellazione della cultura tradizionale.

Per risolvere questo typographic divide c’è voluto Mark Jamra: type designer,professore associato al Maine College of Art di Portland, pluripremiato da Type Directors Club e Association Typographique International, oltre che mente e mano dietro il portale TypeCulture.

Jamra, dopo la conferenza, ha raccolto la sfida: in 4 anni ha analizzato tutti i caratteri Cherokee esistenti, l’intera biblioteca di documenti Cherokee degli scorsi 180 anni e decine e decine di ricerche in proposito. Dalla sua enorme ricerca è nato il primo carattere digitale moderno per questa antica comunità di nativi americani: il Phoreus Cherokee. È un doppio alfabeto: contiene tutti i glifi dell’alfabeto latino, più gli 85 di quello Cherokee. Ha quattro varianti di peso (Light, Regular, Semibold, Bold); altrettanti corsivi, ispirati dalla scrittura manuale dei nativi; e persino una finora inedita versione Small Caps.

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Un carattere che nessuno dei lettori di questo blog, credo, scaricherà mai (nonostante l’alfabeto latino sia particolarmente gradevole, è innegabile). Ma il suo contributo al benessere, alla conservazione della tradizione della comunità Cherokee non può che meritare il massimo rispetto: ed è dimostrazione di come la tipografia sia un insostituibile veicolo di cultura.

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