La lastra nella stampa offset

Dalla pellicola alla lastra, sono molti i passaggi intermedi che ci porteranno alla stampa di un nostro elaborato. Un’analisi sulle principali lavorazioni per la stampa offset.

Come anticipato nel “precedente”:http://www.fare-web.it/cms/Contenuti/quadricromia-ctp-pantone approfondimento, dalle fotounità viene prodotta una pellicola fotosensibile con inciso il lavoro che andrà in stampa.
Tuttavia, prima di poter effettuare la messa in macchina, vi sono degli importanti passaggi da prendere in considerazione:
* Lo sviluppo della pellicola;
* L’impressione sulle lastre;

*Lo sviluppo della pellicola*
Le unità che incidono la pellicola attraverso il laser, producono una pellicola con inciso i nostri lavori.
Premesso che queste pellicole escono già punzonate, ovvero recanti dei “buchi” che ne permetteranno il fissaggio (montaggio) sulle lastre, i *punzoni* hanno misure sostanzialmente comuni, che variano solamente dalla tipologia di macchina impiegata.

Queste pellicole, come quelle dei comuni rullini fotografici devono essere *sviluppate* attraverso un procedimento chimico molto simile. In un apposito macchinario, l’acetato viene passato rispettivamente in un bagno di sviluppo e di finissaggio. In uscita da questa macchina la pellicola è pronta per poter impressionare la lastra.

*L’impressione sulle lastre*
La lastra matrice per le macchine offset è solitamente di alluminio (lo zinco ormai è stato abbandonato) trattato con uno strato superiore di materiale sensibile alla luce, sopra di essa viene posta in positivo la pellicola con le immagini ed i testi da riportare.

Il montaggio della pellicola alla lastra avviene, come detto prima attraverso punzoni, che permettono un registro perfetto (questo serve per mantenere distanze equipollenti in caso di stampe a più colori).

Grazie ad una *lampada ad arco* il tutto viene esposto ad un’intensa luce, che trasferisce il contenuto della pellicola sulla lastra.
Successivamente le lastre vengono trattate in una macchina di finitura (sviluppatrice), che renderà idrofile (ricettive all’acqua) e repellenti all’inchiostro le parti impressionate, e successivamente ipofile (ricettive al grasso) e repellenti all’acqua le parti dove non è passata la luce, destinate quindi a diventare stampati.

Ora le lastre, una per ogni colore, sono pronte per essere messe in macchina.

*Oggi il CTP*
Facciamo un passo indietro e dimentichiamoci le fotounità, le pellicole, lo sviluppo e l’impressione delle lastre.
Attualmente sono largamente diffusi i sistemi computerizzati di preparazione delle lastre, i cosiddetti *Computer to plate* (CTP), che permettono di trasferire direttamente sulle lastre gli stampati da realizzare.

In questo modo, l’unico macchinario ancora necessario rimane la sviluppatrice per le lastre, visto che alcuni passaggi come: gli impianti ed il loro montaggio, vengono eliminati.

Comodo no?

4 comments
  1. Aumentare l’esposizione per “bruciare” i difetti era tutt’altra cosa… l’ammetto. E ne ho fatte di lastre come gavetta.

  2. Ho vissuto il passaggio dalle pellicole al CTP. Il CTP è facile e veloce, ma la stampa che si ottiene non è la stessa cosa.
    Vengono fuori molti difetti in stampa, che prima venivano “ammortizzati” dalle pellicole.
    Velocità si, ma con qualità inferiore.
    PEACE

  3. Vorrei sapere di più selle stampanti laser per la stampa di pellicole offset?

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