Siamo meno creativi di un tempo

Secondo un creativo su due, negli ultimi dieci anni il settore ha vissuto un momento di stagnazione, per alcuni addirittura di declino; questo quanto emerso da uno studio commissionato dalla banca immagini iStock a KRC Research nell’ambito della nuova campagna “Free the Creative” (una ricerca online realizzata nel mese di agosto 2013 su un gruppo di 404 professionisti creativi, equamente divisi tra Stati Uniti e UK).
In particolare sono state illustrate tre principali barriere che ostacolano il lavoro creativo e che si possono riassumenre come: mancanza di ispirazione, investimenti e tempo.

La maggioranza dei creativi coinvolti nella ricerca ha dichiarato di avere avuto ‘grandi idee’ nel corso dell’ultimo anno, ma non il tempo o il supporto necessari per realizzarle come auspicato. Mentre i tre quarti degli interpellati desidererebbe avere più ‘tempo creativo’, mentre il 63% ha dichiarato di non disporre del tempo di cui avrebbe bisogno per “l’ispirazione e la riflessione creativa”.

Il nesso fra tempo e creatività è sempre stato oggetto di studio in ambito scientifico; in particolare, una delle ricerche più approfondite del settore, realizzata nel 2008 da Teresa Amabile della Harvard Business School, intitolata Creativity Under The Gun, ha dimostrato come la creatività dei professionisti soffra fortemente la mancanza di tempo; un altro dato interessante è che quando le persone lavorano sotto pressione la loro creatività si riduce anche nei due giorni successivi.

Sempre secondo i dati rilevati da KRC Research è emerso un aspetto a dir poco curioso, ovvero che la creatività si manifesta raramente sul posto di lavoro: solo un intervistato su tre indica il luogo di lavoro come uno dei luoghi migliori per creare. Gli spostamenti verso e dall’ufficio, il momento della doccia o del bagno e il tempo dedicato all’esercizio fisico rappresentano i tre contesti inclini a favorire l’ispirazione.
E mentre si crea di più sotto la doccia, la tecnologia offre un’opportunità per sbloccare e liberare la creatività: tre quarti circa (71%) dei professionisti coinvolti nello studio ritengono che nuove tecnologie e nuovi strumenti abbiano permesso loro di essere molto più creativi sul luogo di lavoro. I creativi ricercano inoltre opportunità artistiche al di fuori dell’ambito lavorativo: nel tempo libero metà degli interlocutori si occupa di fotografia, mentre un terzo circa è interessato alla scrittura, alla pittura o al disegno.

“La ricerca che abbiamo condotto solleva una serie di quesiti relativi all’attuale stato della creatività in settori determinanti per l’economia globale”, ha spiegato Ellen Desmarais, General Manager di iStock. “Se consideriamo che lo scorso anno il fatturato mondiale del solo mercato dell’advertising ha toccato il trilione di dollari, ci rendiamo conto di come il declino della creatività debba destare grande preoccupazione e portare a una riflessione estesa e approfondita. La creatività deve essere libera”.

Nel definire meglio lo studio la Desmarais ha osservato come “il settore creativo si è sempre distinto per dinamismo e rapida progressione. Ciò nonostante, le crescenti pressioni derivanti da carichi di lavoro sempre più esigenti e complessi, scadenze particolarmente rigide e budget limitati intaccano e logorano lo slancio creativo“.

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