Perché in Italia l’Huffington Post non puó sfondare

Lo scorso gennaio il Gruppo Espresso e Huffington Post Media Group resero noto l’accordo per la costituzione di una joint venture volta al lancio de L’Huffington Post Italia, edizione italiana di The Huffington Post, uno dei più importanti siti web americani di informazione. A maggio veniva investita della direzione Lucia Annunziata, sì quella di in 1/2 ora, presidente Rai e giornalista di lungo corso.

Il modello dell’Huffington Post si basa sulla creazione di contenuti affidata ad un gruppo composto da più di 20.000 bloggers – politici, celebrità, accademici, opinionisti – che intervengono in tempo reale su molte notizie della giornata. Questa testata nel tempo è stata autrice di molti scoop, tanto che le è valso perfino il premio Pulitzer, tuttavia il modello creato da Arianna Huffington opera sulle professionalità delle persone senza pagarle; la maggior parte dei “contributors” infatti lavora gratuitamente in cambio di “fama”.

Christian Rocca su “IL – Il mensile del Sole 24 ORE” ha ulteriormente approfondito come questo modello non potrà funzionare in Italia, pur augurando ogni bene all’Annunziata, il giudizio che ne esce non è dei più favorevoli.

Faccio molti auguri a Lucia Annunziata e alla squadra di giornalisti, manager e investitori che sta preparando il lancio di Huffington Post Italia, ma temo che quel modello di informazione da noi non funzionerà. A essere più precisi, il problema è che il modello Huffington Post da noi funziona già molto bene, sicché lo sbarco italiano del sito fondato da Arianna Huffington difficilmente avrà l’impatto che ha avuto negli Stati Uniti.
Mi spiego. Il grande successo dell’Huffington Post originale si deve all’introduzione nel panorama informativo americano della commistione tra alto e basso, della contaminazione tra politica e gossip, dell’abbattimento del sacro muro di divisione tra fatti e opinioni.
Da noi tutto questo c’è già, mescolato, frullato, digerito. Lo fanno quasi tutti i grandi giornali, da ben prima che nascessero i blog. Tranne qualche rara eccezione, non c’è differenza tra quotidiani di qualità e tabloid, a differenza di quanto accade nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Noi abbiamo un solo tipo di giornale. Un giornale con la pretesa di essere di qualità malgrado i titoli gridati, il pathos scandalistico e i rumors da portineria. Un giornale conquistato dalla tabloidizzazione, con poca autorevolezza, di scarsa affidabilità. Siamo il Paese di Satyricon, non del Pulitzer. In America, il modello giornalistico pop di Huffington Post invece è l’eccezione. I grandi mezzi di informazione, lì, sono seri. […]

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