Nell’opera aperta dinamiche visioni

Nel 1962 Umberto Eco scriveva nel catalogo di presentazione Arte cinetica – Arte programmata: “Non so bene come abbia fatto, ma è sempre stata l’arte, per prima, a modificare il nostro modo di pensare, di vedere, di sentire, prima ancora, certe volte cento anni prima, che si riuscisse a capire che bisogno c’era”.

La mostra dal titolo “Nell’opera aperta dinamiche visioni”, curata da Vittoria Coen, concentra un prezioso ventaglio di opere degli artisti Davide Boriani, Martha Boto, Toni Costa, Gianni Colombo, Dadamaino, Franco Grignani, Enzo Mari, Armando Marrocco, di medie e piccole dimensioni, che abbracciano un arco temporale compreso tra il 1959 e il 1974.

Per chi ha sentito parlare di “macchine celibi”, e poi di “macchine inutili”, il percorso individuato dallo sviluppo della ricerca artistica che vede questi artisti protagonisti di una nuova visione dell’arte, propone un linguaggio del tutto originale. Anche se, infatti, i primi pionieri di questa ricerca vanno trovati tra i dadaisti, i surrealisti, e poi nel Nouveau Réalisme, lo sviluppo dell’Arte Cinetica, Arte Concreta, Arte Optical, produce una fioritura straordinaria di talenti italiani e internazionali.

Nel 1965 Il MOMA di New York celebra, con la mostra The Responsive Eye, l’arte Optical. il Gruppo Zero, il Gruppo 1, la rivista Azimut/h (1959), l’Arte Programmata, attirando l’attenzione mondiale. Gli anni sessanta, infatti, sono gli anni in cui si assiste, da una parte, alla prepotente invasione Pop, dall’altra, alla estenuazione e implosione della ricerca informale storica aniconica. L’arte programmata, quella cinetica, Optical, Arte Concreta rappresentano una diversa e importante possibilità di innovare, soprattutto in ambito percettivo e tridimensionale.

Riflessi metallici, giochi cromatici che creano illusioni ottiche, opere che si muovono nello spazio con movimenti reiterati azionati da input meccanici, materiali a tutto campo innovativi, questi alcuni dei temi oggetto di indagine. Acciaio, magneti, plexiglass, apparati elettrici, un circuito di esperienze intellettive e formali.

Il Gruppo T di Milano, di cui fanno parte tra gli altri Colombo e Boriani, il Gruppo N di Padova, (che si presenta come un vero e proprio collettivo) lo Studio MID di Milano, il Gruppo Zero, hanno costituito veri e propri gruppi di ricerca, di scambi culturali, di confronti tra specificità differenti.

Il catalogo delle opere esposte, con un testo introduttivo di Vittoria Coen, completa l’impegno della galleria volto alla valorizzazione di tematiche e ricerche ancora del tutto attuali.

La mostra è visitabile fino al 25 febbraio 2019 dal mercoledì alla domenica, dalle ore 15.30 alle 19.30.


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