Kevin Mitnick, il primo hacker è morto

Kevin Mitnick, il re degli hacker, è morto il 16 luglio a causa di un tumore al pancreas. La sua vita è stata una serie di audaci imprese e sfide alla sicurezza informatica, dimostrando di essere uno dei migliori nel suo campo. Nato a Los Angeles il 6 agosto 1963, iniziò a praticare l’hackeraggio a soli 12 anni, sabotando il sistema dei trasporti pubblici della sua città per viaggiare gratuitamente.

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La sua carriera da hacker si consolidò negli anni ’70 e ’80, quando Mitnick riuscì a effettuare accessi proibiti ai sistemi della Digital Equipment Corporation e della Pacific Bell. Nel corso degli anni ’90, si rese protagonista dell’azione che segnò la fine della sua carriera: utilizzando la tecnica di IP Spoofing, che rendeva il suo computer irrintracciabile, hackerò i sistemi del consulente informatico Tsutomu Shimomura. Quest’ultimo collaborò con l’FBI per catturare Mitnick nel febbraio del 1995. Condannato a 5 anni di detenzione per frode informatica, telematica e intercettazioni illegali, Mitnick trascorse i primi 8 mesi in isolamento per evitare che violasse i sistemi governativi anche con un semplice telefono.

L’arte dell’inganno
  • Mitnick, Kevin D. (Autore)

La sua condanna divise la comunità hacker, con opinioni contrastanti su quanto fosse giusta o spropositata. Alessandro Curioni, giornalista e docente universitario, ha commentato su Famiglia Cristiana la morte di Mitnick sottolineando che, durante la sua carriera, il re degli hacker ottenne dati sensibili di importanti aziende senza mai sfruttarli per ricatto o altro. Questo dimostrerebbe che l’80% dei cyber-attacchi è dovuto alla collaborazione di dipendenti interni che aiutano gli hacker a violare i sistemi di sicurezza. Un insegnamento che, a distanza di vent’anni, sembra ancora essere ignorato dalle aziende.

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Secondo Curioni, l’Italia necessita di un serio programma di educazione informatica che coinvolga tutte le fasce della popolazione. Molti dei cyber-attacchi si verificano nelle piccole e medie imprese, che costituiscono l’85% del tessuto economico del Paese, ma sono spesso sprovviste delle necessarie misure di sicurezza. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) avrebbe rappresentato un’opportunità per migliorare la sicurezza informatica, ma solo una piccola parte dei fondi è stata destinata alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

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Curioni sottolinea che la “guerra del web” tra i blocchi internazionali, con gli Stati Uniti e l’Europa da una parte e Russia, Cina, Corea del Nord e Iran dall’altra, ha portato gli Stati Uniti ad avere il monopolio nell’informatizzazione grazie a giganti come Google, Meta, Amazon, Apple e Microsoft. Senza di loro, la storia tornerebbe indietro di alcuni decenni, poiché sono ormai parte integrante della vita delle nuove generazioni.

Ultimo aggiornamento 2024-03-29

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