La relazione tra produttività e Welfare aziendale

Ben il 77% dei manager e l’81% degli italiani ne sono convinti: oltre a meritocrazia, formazione e una migliore gestione della conciliazione lavoro/famiglia è proprio il welfare ad essere indicato tra le soluzioni ideali per incrementare la produttività, stando alle due indagini condotte nei mesi di Marzo e Aprile via web da AstraRicerche e Duepuntozero Doxa per Manageritalia, su un campione di 840 dirigenti e 672 italiani.

Guardando i dati dell’infografica pubblicata sul blog “Donne Manager”:http://donne.manageritalia.it di Manageritalia, la federazione nazionale che associa 35.000 professionisti tra dirigenti, quadri e professional, emerge come per italiani e dirigenti l’introduzione di programmi di welfare aziendale sia uno dei principali strumenti esistenti per migliorare il benessere e la produttività di aziende e lavoratori.
Ben il 77% dei manager e l’81% degli italiani ne sono convinti: oltre a meritocrazia, formazione e una migliore gestione della conciliazione lavoro/famiglia è proprio il welfare ad essere indicato tra le soluzioni ideali per incrementare la produttività, stando alle due indagini condotte nei mesi di Marzo e Aprile via web da AstraRicerche e Duepuntozero Doxa per Manageritalia, su un campione di 840 dirigenti e 672 italiani.

Infografica

Sono pochi però i manager e gli italiani alle dipendenze di imprese che hanno già introdotto programmi di questo tipo: solo il 20% dei manager e il 10% degli italiani intervistati ha già avuto modo di beneficiare di politiche simili nella propria azienda; il 10% dei manager e il 22% degli italiani lavorano in imprese che non lo hanno ma pensano di introdurlo nel prossimo futuro, mentre la maggioranza degli intervistati (68% manager e 67% italiani) non sembra destinato a poter usufruire di quest’importante benefit professionale.

Questo emerge da due indagini di Manageritalia, che ha presentato un progetto pilota che ha introdotto il welfare aziendale anche in due Pmi. E i risultati sono incontrovertibili: lo si può fare, non costa e migliora benessere e produttività di aziende e lavoratori. Sabbadini dell’Istat vede nel welfare aziendale un modo per alleggerire il lavoro familiare delle donne (73,5% a loro carico) e favorirne l’aumento dell’occupazione e il contributo alla crescita.

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Ma cos’è il welfare aziendale? È part time, telelavoro, congedo parentale, servizi per la salute e l’assistenza, servizi per la persona e la famiglia e più in generale di facilitazione della vita quotidiana. Insomma, il modo per conciliare meglio vita professionale e personale e aumentare benessere e produttività degli individui e delle aziende.

Il freno al definitivo decollo di queste pratiche virtuose, sinora più proprie delle grandi aziende, sta secondo gli intervistati (76% manager e 68% italiani) nella scarsa cultura organizzativa e nella poca conoscenza che ne hanno le Pmi (98% imprese italiane) e nella falsa credenza che costino troppo. Mentre è dimostrato e affermato dalla metà dei manager l’esatto contrario (48%). Così gli italiani e i manager (81% e 72%) intervistati vogliono farsi promotori della diffusione del welfare aziendale supportati da chi li rappresenta (sindacati e Manageritalia).

Per ribadire e promuovere la diffusione di queste pratiche, Manageritalia ha portato varie testimonianze e soprattutto i casi di tre aziende, due piccole (HR Access Solutions Italy 15 dipendenti, Lloyd’s Register Quality Assurance Italy 20 dipendenti) e una grande (PricewaterhouseCoopers 3.000 dipendenti). Queste, seguite da professioniste del Gruppo Donne Manager di Manageritalia Milano, stanno concludendo un progetto pilota che le ha condotte a migliorare nel primo caso e a introdurre per la prima volta nel secondo politiche di welfare aziendale. E i risultati sono eccezionali: nelle tre aziende oggi si lavora meglio con più benessere e produttività.

Marisa Montegiove, Vicepresidente Manageritalia e coordinatrice del Gruppo Donne Manager, afferma: “Certo, dicono italiani e manager con percentuali bulgare, per migliorare la produttività serve gestire le persone sul merito, obiettivi e risultati, più formazione, più gestione manageriale e organizzazione collaborativa, maggiore conciliazione tra vita lavorativa e personale e l’introduzione del welfare aziendale. Il nostro impegno sarà quello di portare avanti il nostro progetto e di supportare i manager associati per farsi portatori di questa svolta culturale nelle loro aziende e nel mondo del lavoro in generale. E di fronte a un welfare statale che si ritira il welfare contrattuale e quello aziendale diventano i principali supporti per soddisfare bisogni e domande non più coperti da quello statale”.

In quest’ottica si inserisce anche l’intervento di Linda Laura Sabbadini (Direttore Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali ISTAT): “Ancora oggi le donne si sobbarcano il 73,5% del lavoro familiare a fronte di un welfare statale che ha nel lavoro familiare delle donne il pilastro fondamentale. Per crescere bisogna riequilibrare questo impegno, anche e soprattutto attraverso politiche di welfare contrattuale e aziendale, per dare alle donne l’opportunità di partecipare a pieno titolo e da lavoratrici della conoscenza alla ripresa della nostra economia”.

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