La luna Sovietica: il programma Lunokhod, il primo rover spaziale Pochi lo sanno, ma fu l'Unione Sovietica a costruire, lanciare e far funzionare il primo lander e poi rover della storia. Esplorarono la nostra Luna dal 1970 in poi.

Nel turbinio delle celebrazioni per il 50° anniversario delle sbarco dell’uomo sulla Luna, spesso si tende a celebrare la tecnologia Statunitense ignorando gli sforzi Russi del tempo. Certo, la cortina di ferro non aiutò a farci conoscere le imprese sovietiche, se ne parlava ma se ne sapeva poco: sappiamo benissimo chi furono i protagonisti americani delle imprese Mercury e Apollo, ma pochi sanno chi fosse, ad esempio Sergej Korolëv.

Sergej Pavlovič Korolëv fu il principale artefice del programma spaziale sovietico, che ha diretto durante la corsa allo spazio tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica negli anni cinquanta e sessanta. Tra i suoi principali successi il razzo vettore R-7 da lui progettato, lo Sputnik 1 che fu il primo satellite artificiale lanciato in orbita attorno alla Terra, l’invio della cagnolina Laika a bordo dello Sputnik 2. Il più grande trionfo di Korolëv fu l’invio del primo essere umano nello spazio, Jurij Gagarin, a bordo della Vostok 1.

Così come il nome di Aleksandr Leonovič Kemurdžian vi dirà poco o nulla.

Kemurdžian, ingegnere aeronautico di origini armene fu il progettista del primo rover che esplorò il suolo lunare, dal 1963 al 1973 guidò la progettazione e la realizzazione del telaio automatico semovente dei rover sovietici destinati all’esplorazione della Luna e di Marte.

Sotto la sua guida vennero sviluppati rover in grado di esplorare corpi extraterrestri e il suo gruppo sviluppò il primo rover avente questo scopo di esplorazione, il Lunokhod 1.

Sotto la sua supervisione vennero progettati anche il Lunokhod 2, il Rover PrOP-M, destinato all’esplorazione di Marte, e un rover a forma di uovo in grado di muoversi a salti sulla superficie di Fobos, uno dei due satelliti naturali di Marte. Strumentazione progettata sotto la sua guida tecnica è stata anche molto utile nel fornire informazioni sulle proprietà fisiche e meccaniche del suolo sia lunare sia di Venere.

Nel pieno della corsa allo spazio, USA e URSS si sfidavano continuamente cercando il primato: primo satellite, primo essere vivente, primo uomo nello spazio, prima donna nello spazio, prima ‘passeggiata’ spaziale; fino al “colpo” di grazia per il programma sovietico con lo sbarco degli astronauti americani sulla Luna e che sostanzialmente chiuse la corsa russa al nostro satellite – ma non del tutto.

Nel 1969 il programma russo Lunochod per l’esplorazione della superficie lunare, la raccolta di immagini e lo studio di altri parametri ambientali della Luna fu messo in ombra dai successi dell’Apollo 11 ma solo per un guasto tecnico che lo fece arrivare sul nostro satellite solo dopo l’allunaggio americano.


Lunokhod 1


Lunokhod 1 portato sulla Luna dalla sonda Luna 17 è stato il primo rover controllato a distanza ad atterrare su un altro mondo. Dopo un primo tentativo fallito, terminato con la distruzione del vettore e del suo carico il 19 febbraio 1969, Luna 17 fu lanciata il 10 novembre 1970 e dopo aver raggiunto un’orbita di parcheggio, fu acceso l’ultimo stadio del vettore che pose la sonda sulla rotta per la Luna. Dopo due manovre di correzione, effettuate il 12 e il 14 novembre, il robot entrava in orbita lunare il 15 novembre.

La navicella atterrò con successo sulla Luna nel Mare Imbrium il 17 novembre: il lander era costituito da due diverse rampe dalle quali il rover poteva scendere sulla superficie. Alle 06:28 UTC la macchina effettuò i primi passi sul nostro satellite. Rimase attivo per 322 giorni terrestri, percorrendo circa 10,5 km e trasmettendo oltre 20.000 immagini durante il suo periodo di attività. Smise di funzionare il 14 settembre 1971.

Il Lunokhod 1 aveva all’incirca la forma di una vasca ricoperta da un coperchio convesso con sotto di esso 8 ruote indipendenti e lungo circa 2.3 metri. L’equipaggiamento della sonda prevedeva un’antenna conica, una ad elica direzionale, quattro videocamere ed un braccio estensibile per testare la consistenza e le proprietà del suolo lunare.

A bordo trovavano posto uno spettrometro a raggi X, un telescopio a raggi X e un rilevatore di raggi cosmici. L’energia veniva fornita da una batteria che veniva ricaricata durante il giorno lunare da pannelli solari. Durante la notte lunare, il pannello solare veniva richiuso e un generatore di calore al polonio-210 riscaldava gli strumenti portandoli ad una temperatura adatta al loro funzionamento.

Il rover era alto 135 cm e aveva una massa di 840 kg, lungo 170 cm e largo 160 cm e disponeva di un motore e freno per ogni ruota. Si poteva muovere a due velocità diverse: 0,8 km/h e 2 km/h.

La posizione finale del Lunokhod 1 è rimasta incerta fino al 2010; poiché degli esperimenti effettuati con dei telemetri laser non sono riusciti a rilevare un segnale riflesso dal suo retro-riflettore. Albert Abdrakhimov ha ritrovato entrambi i rover il 17 marzo 2010, in una foto effettuata dal Lunar Reconnaissance Orbiter.


Il secondo rover (Lunokhod 2)


Ripresa dal rover Lunokhod 2

Il Lunochod 2, portato dalla sonda Luna 21, fu il secondo rover robotico a scendere sulla superficie della Luna. Il vettore SL-12/D-1-e mise la nave spaziale in orbita terrestre l’8 gennaio del 1973, il 12 gennaio la navicella raggiungeva la sua orbita lunare e successivamente avveniva l’allunaggio del rover.

Gli obiettivi primari della missione includevano la raccolta di immagini del suolo lunare, la rilevazione dei livelli di luce per determinare la convenienza di osservazioni astronomiche eseguite dalla Luna, un test con laser per determinare la distanza con la Terra, l’osservazione dei raggi X solari, misurazioni del campo magnetico locale e un test sulle proprietà meccaniche del suolo. Rimase attivo per circa quattro mesi, percorrendo circa 37 km e trasmettendo oltre 80mila immagini.  I contatti del Lunochod 2 vennero persi l’11 maggio 1973.

Dai robot lunari a Chernobyl


Nel 1986 dopo il disastro di Černobyl’, Aleksandr Kemurdžian venne chiamato dalle autorità sovietiche in qualità di consulente per lo sviluppo e la gestione di un robot controllato da remoto che potesse operare in area inaccessibili alle persone a causa delle elevatissime radiazioni.

Kemurdžian e la sua squadra progettarono e realizzarono il robot STR-1, che venne impiegato nella rimozione dei detriti e di elementi radioattivi dai tetti degli edifici danneggiati dall’esplosione, e venne impiegato anche nella mappatura delle aree della centrale.

Lo stesso Kemurdžian si espose in prima persona, contaminandosi con le radiazioni, tanto da dover essere trasportato a Mosca per poter essere curato.

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Ultimo aggiornamento 2019-08-25

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