La gestione separata dell'INPS e gli aumenti previsti: freelance sul piede di guerra

«La fuga dalla Gestione Separata INPS è iniziata da tempo: lo capiamo vedendo l’andamento della cassa dei commercianti. Le attività chiudono, ma le iscrizioni crescono. Come mai? Ce lo confermano anche i nostri iscritti: se hanno attività che lo consentono – e sono la gran parte – chiudono la partita IVA e aprono una posizione come attività commerciale individuale: da freelance ci trasformiamo in commercianti in conoscenza! O in artigiani della conoscenza».
Con queste parole si apre il comunicato stampa rilasciato da ACTA, la principale associazione di rappresentanza dei freelance, per criticare le iniziative intraprese dal governo; nello specifico l’aumento di 2 punti percentuali della gestione separata nel 2015.

La politica per il lavoro autonomo: alla faccia dell’equità contributiva.

L’associazione riprende le intenzioni del Commissario straordinario dell’INPS, Tiziano Treu, sul voler raggiungere un’equiparazione contributiva; lo stesso Treu ribadì l’esigenza di uniformare le aliquote sostenendo che la gestione separata andrebbe eliminata.
Ma nei fatti il divario contributivo attuale (23% per commercianti e artigiani e 27,72% per gli iscritti alla Gestione Separata INPS: i freelance) non sarà ridotto ma addirittura ampliato. Alla faccia dell’equità.

Di fronte a questa situazione il presidente del consiglio Matteo Renzi ha lanciato nelle sue slide: 800 milioni per le partite IVA. Che in sostanza peggiora la posizione dei freelance, su due fronti: fiscale con il nuovo regime dei minimi e contributivo con l’aumento al 33%. Questo significherà un divario di oltre 9 punti fra commercianti e Gestione Separata.

Professionisti iscritti alla gestione separata (esclusi pensionati e professionisti che hanno anche altre gestioni previdenziali)

I conti economici che ha fatto Renzi sono però errati: oggi la differenza di 4 punti tiene legati alla gestione separata INPS molti freelance, ma domani con 9 punti la fuga diventerà questione di sopravvivenza. «E questo succederà, ve lo assicuriamo, se il Senato non bloccherà l’aumento. Per i conti economici è illusorio contare su un aumento degli introiti di 60 milioni, potrebbe addirittura esserci una diminuzione. Per quelli politici… si vedrà a primavera» ha concluso ACTA.

La richiesta è una: #siamorotti – si chiede al Senato di bloccare l’aumento al 33%

Cover di Ekaterina Pokrovsky su Shutterstock

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