L'agenda digitale all'Italiana

La nuova Agenda Digitale abbraccia innumerevoli settori fino ad oggi dimenticati dai precedenti governi, e punta a farne la testa di ponte per l’uscita da questa interminabile crisi economica.

Servizi digitali, infrastrutture, creazione di nuove imprese innovative, strumenti fiscali per agevolare gli investimenti privati in opere pubbliche, attrazione degli investimenti esteri in Italia, interventi di liberalizzazione. Sono questi i capisaldi del secondo “Decreto Crescita” approvato dal Consiglio dei Ministri nel mese di ottobre, un provvedimento che costituisce un ulteriore e significativo passo in avanti dell’Agenda per la crescita sostenibile del Governo. Le norme di questo decreto puntano,in modo ambizioso, a fare del nostro Paese un luogo nel quale l’innovazione rappresenti un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese e della P.A..

Con l’applicazione dell’Agenda Digitale, aumentano fortemente i servizi digitali per i cittadini, che potranno avere un unico documento elettronico, valido anche come tessera sanitaria, attraverso il quale rapportarsi con la pubblica amministrazione. Via libera anche alle ricette mediche digitali, al fascicolo universitario elettronico, all’obbligo per la Pubblica Amministrazione di comunicare attraverso la posta elettronica certificata e di pubblicare online i dati in formato aperto e riutilizzabile da tutti (open data). Significativi risparmi di spesa e maggiore efficienza arriveranno dalla digitalizzazione delle notifiche e delle comunicazioni giudiziarie, che assicureranno il mantenimento del principio di prossimità del servizio giustizia nei confronti di cittadini e imprese. Viene inoltre integrato il piano finanziario necessario all’azzeramento del divario digitale per quanto riguarda la banda larga (150 mln stanziati per il centro nord, che vanno ad aggiungersi alle risorse già disponibili per il Mezzogiorno per banda larga e ultralarga, per un totale di 750 milioni di euro) e si introducono significative semplificazioni per la posa della fibra ottica necessaria alla banda ultralarga.

Per la prima volta viene introdotta la definizione startup

Per la prima volta, nell’ordinamento del nostro Paese viene introdotta la definizione di impresa innovativa (startup): le nuove misure toccano tutti gli aspetti più importanti del ciclo di vita di una startup – dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura – ponendo l’Italia all’avanguardia nel confronto con gli ordinamenti dei principali partner europei. Tali norme danno anche seguito a quanto indicato nel Programma Nazionale di Riforma e rispondono a raccomandazioni specifiche dell’Unione Europea che individuano nelle startup una leva di crescita e di creazione di occupazione per l’Italia.

Ulteriori importanti misure vengono assunte sul fronte della defiscalizzazione delle opere infrastrutturali strategiche (tramite l’introduzione di un credito di imposta a valere su Irap e Ires fino al 50%), sull’attrazione degli investimenti diretti esteri (con la costituzione dello sportello unico Desk Italia a cui potranno rivolgersi gli imprenditori stranieri), col rafforzamento del sistema dei Confidi per migliorare l’accesso al credito delle PMI e con significative liberalizzazioni nel settore assicurativo (introduzione di un “contratto base” comune a tutte le compagnie).
Grazie a questa piccola, grande rivoluzione, vengono recepiti nel nostro ordinamento i princìpi dell’Agenda Digitale Europea. L’Italia si dota finalmente di uno strumento normativo che costituirà una efficace leva per la crescita occupazionale, di maggiore produttività e competitività, ma anche di risparmio e coesione sociale, spinta strutturale per la realizzazione delle strategie, delle politiche e dei servizi di infrastrutturazione e innovazione tecnologica dell’intero Paese.

Ma vediamo più nel dettaglio le caratteristiche che verranno introdotte dal nuovo ordinamento:

Identità digitale, Anagrafe e unica e Servizi On line

Diremo addio alla vecchia carta di identità e tessera sanitaria. Al loro posto, i cittadini verranno dotati gratuitamente di un unico documento elettronico, che consentirà di accedere più facilmente a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione. Il documento, che sostituirà progressivamente quelli attualmente circolanti, costituirà il punto di riferimento unitario attraverso cui il cittadino viene registrato e riconosciuto dalle amministrazioni dello Stato.
Per accelerare il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione e la messa a sistema delle informazioni e dei servizi riguardanti i cittadini, viene istituita l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), un centro unico di gestione dati che subentrerà all’Indice Nazionale delle Anagrafi (INA) e all’Anagrafe della popolazione italiana residente all’estero (AIRE). Grazie a queste nuove procedure digitali, l’ISTAT inoltre potrà effettuare con cadenza annuale il censimento generale della popolazione e delle abitazioni, realizzando anche l’Archivio nazionale delle strade e dei numeri civici, utilizzando il conferimento degli indirizzari e degli stradari comunali.
Dal prossimo gennaio ogni cittadino avrà l’obbligo di comunicare con la pubblica amministrazione esclusivamente tramite un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), e la stessa PA avrà l’obbligo di riconoscere questa comunicazione come unica. Tale indirizzo costituirà il domicilio digitale del cittadino e sarà in seguito inserito nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, in modo che possa essere utilizzabile da tutte le amministrazioni pubbliche.
Sullo stesso fronte, le imprese individuali che si iscrivono al Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane avranno l’obbligo di indicare un proprio indirizzo PEC, così da semplificare e ridurre notevolmente tempi e oneri per gli adempimenti burocratici.

La Pubblica Amministrazione Digitale

I dati e le informazioni forniti dalla pubblica amministrazione dovranno essere obbligatoriamente pubblicati in formato aperto, i cosiddetti open data; per fare un esempio uno dei più brillanti progetti in questo senso è lo Statunitense “Data.gov”http://www.data.gov/ istituito dall’Amministrazione Obama in America.
L’Italia si doterà di uno strumento in grado di ampliare fortemente l’accesso a informazioni di pubblica utilità, favorendone il riutilizzo per analisi, servizi, applicazioni e soluzioni, con sensibili ricadute dal punto di vista della crescita economico-sociale. Tali dati avranno una licenza d’uso aperta e saranno dunque utilizzabili – in primis da persone affette da forme di disabilità sensoriali – senza alcun tipo di restrizione. Sul fronte della mobilità sostenibile, viene dato un forte impulso ai sistemi di trasporto intelligenti (ITS) per consentire la diffusione di nuovi servizi informativi su traffico e viabilità, sulla prenotazione di aree di parcheggio sicure, sui servizi di emergenza su strada.

Via libera agli open data

Tutte le procedure per l’acquisto di beni e servizi da parte delle PA dovranno essere svolte esclusivamente per via telematica, così da garantire maggiore trasparenza e tempistiche più celeri. Viene inoltre fortemente incentivato il riuso dei programmi informatici da parte delle amministrazioni, consentendo significativi risparmi di spesa.

Daremo inoltre un addio alla carta, infatti le comunicazioni tra diverse amministrazioni pubbliche, così come tra PA e privati, dovranno avvenire esclusivamente per via telematica. L’inadempienza della norma comporterà una responsabilità dirigenziale e disciplinare in capo al personale pubblico inadempiente.
Allo stesso modo, nel settore pubblico, tutte le certificazioni di malattia e di congedo parentale dovranno essere rilasciate e trasmesse per via telematica.

Istruzione e servizi digitali

L’agenda digitale introduce dal prossimo anno scolastico l’obbligo del fascicolo elettronico dello studente, uno strumento che, raccogliendo tutti i documenti, gli atti e i dati relativi al percorso di studi, consentirà la gestione informatizzata dell’intera carriera universitaria. Viene inoltre fortemente favorita la dematerializzazione dei flussi informativi tra gli atenei, facilitando e semplificando la mobilità degli studenti. L’AS 2013-2014, vedrà inoltre sbarcare nelle scuole i libri di testo in versione esclusivamente digitale (ebook),.
Dalla scuola all’ospedale? Sì, perché la rivoluzione avverrà anche nelle corsie dei nosocomi del nostro Paese dato che dovranno obbligatoriamente dotarsi del nuovo fascicolo sanitario elettronico (FSE), strumento che conterrà tutti i dati digitali di tipo sanitario e sociosanitario del cittadino, raccogliendone di fatto l’intera storia clinica. In questo senso, le strutture sanitarie pubbliche e quelle private accreditate potranno conservare le cartelle cliniche solo in forma digitale, realizzando così significativi risparmi e semplificazioni. Viene accelerato anche il processo di digitalizzazione delle prescrizioni mediche, definendo tempi certi e uguali su tutto il territorio nazionale.

Nelle scuole obbligo di e-book

Copertura totale del territorio con la banda larga e superamento del digital divide
Azzeramento del divario digitale, interventi per la diffusione delle tecnologie digitali, così recita il quattordicesimo articolo del provvedimento per la “modernizzazione” varato dal Governo, confermando l’obbiettivo di azzerare il digital divide, portando la connessione a almeno 2 mbps nelle zone non ancora coperte e nelle aree a fallimento d’impresa. Vengono fortemente semplificate alcune procedure e adempimenti autorizzatori per favorire la diffusione della banda ultralarga, anche tramite wireless, e delle nuove tecnologie di connessione.

Alla PA si pagherà in forma elettronica, addio alle monetine

Dal 2014 sarà introdotto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche, così come per gli operatori che erogano o gestiscono servizi pubblici, di accettare pagamenti in formato elettronico, a prescindere dall’importo della singola transazione. Le stesse amministrazioni saranno tenute a pubblicare nei propri siti istituzionali e nelle richieste di pagamento i codici IBAN identificativi del conto di pagamento.
Così come i negozianti, edi prestatori di servizi ,anche professionali, saranno tenuti, dal 1° gennaio 2014, ad accettare pagamenti con carta di debito (come il bancomat ndr.).

La rivoluzione introdotta dall’Agenda Digitale oltre ai temi fin qui visti toccherà anche la giustizia in diversi aspetti: dalla dematerializzazione a modifiche di tipo normativo per snellire i processi civili.

Startup all’Italiana

Uno degli aspetti più interessanti sono però le misure che introducono per la prima volta nel panorama legislativo italiano un quadro di riferimento organico per “favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative”:http://goo.gl/pHnjs, in America si chiamano Startup. Grazie a queste nuove realtà si intende contribuire alla diffusione di una cultura dell’innovazione e dell’imprenditorialità, alla promozione della mobilità sociale, della trasparenza e del merito, alla creazione di occupazione qualificata, soprattutto giovanile.
Per le startup vengono messi subito a disposizione circa 200 milioni di euro; la norma, a regime, impegnerà 110 milioni di euro ogni anno per incentivare le imprese startup.

Una startup all’Italiana dovrà però sottostare ad alcune caratteristiche – in Europa così come in USA nascono, crescono, vengono acquisite o falliscono “senza tante o troppe normative”:http://www.chefuturo.it/2012/09/max-uggeri-quattro-sassolini-anzi-pietre-con-cui-seppellire-il-rapporto-startup-di-passera/, tuttavia in Italia tra le altre cose dovrà avere un fatturato non superiore ai 5 mln di euro, non distribuire utili e avere quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Inoltre la startup deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri: sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 30% del maggiore tra il costo e il valore della produzione; impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro; essere titolare o licenziataria di una privativa industriale connessa alla propria attività.

La norma definisce anche l’incubatore certificato di imprese startup innovative, qualificandolo come una società di capitali di diritto italiano, o di una Societas Europaea, residente in Italia, che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di startup innovative. I requisiti che gli incubatori devono possedere sono legati alla disponibilità di risorse materiali e professionali per svolgere tale attività. Gli incubatori, in pratica, sono quei soggetti che prestano denaro o entrano nel capitale delle nuove società scommettendo sul loro successo.

Ulteriori agevolazioni per queste società verranno dalla deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio, così come la modifica per queste realtà del concetto di rapporto di lavoro subordinato; le startup usufruiranno di apposite disposizioni contrattuali per poter instaurare rapporti di lavoro che abbiamo maggiore flessibilità operativa, soprattutto nella fase di avvio dell’attività di impresa.

Come sempre il confronto con l’estero è duro da fare, in Italia viene normato quello che ad esempio è normale in altri Paesi, la cosiddetta raccolta diffusa di capitali di rischio tramite portali online viene normata da un articolo di Legge, in USA esiste “Kickstarter.com”:http://www.kickstarter.com/ che finanzia progetti per centinaia di migliaia di dollari senza grosse difficoltà o bisogno di leggi, ad esempio. L’art. 30 introduce infatti un’apposita disciplina per la raccolta di capitale di rischio da parte delle imprese startup innovative attraverso portali online, avviando una modalità innovativa di raccolta diffusa di capitale (crowdfunding). La vigilanza viene affidata addirittura alla Consob, che è delegata ad emanare la disciplina secondaria al fine di tutelare gli investitori diversi da quelli professionali.
Tante e tante norme ancora caratterizzano le “startup all’italiana”, il sostegno all’internalizzazione, gestione delle crisi, pubblicità, e così via.

Insomma la nuova Agenda Digitale abbraccia innumerevoli settori fin ora dimenticati dai precedenti governi, e punta a farne la testa di ponte per l’uscita da questa interminabile crisi economica. Si pongono le basi per una ristrutturazione sostanziale del nostro Stato in virtù di un futuro maggiormente tecnologico.

Related Posts