In un Paese come l'Italia non si insegna più la storia dell'arte

Sembra un paradosso, anzi, lo è. L’Italia, la nazione che conserva il 70% del patrimonio artistico-culturale del pianeta, grazie alla riforma della scuola varata dall’allora Ministra Gelmini ha stravolto l’insegnamento ed ha portato l’istruzione verso un versante prettamente tecnico riducendo l’insegnamento della storia dell’arte in molte classi della scuole medie superiori a vocazione artistica, come il liceo classico o l’istituto tecnico per il turismo.
In particolare è stata eliminata nel biennio e compare con due ore settimanali nel solo triennio, mentre negli Istituti professionali è stata del tutto depennata.

Ma i docenti e gli storici dell’arte si dicono indignati e hanno lanciato una petizione online con un’unica richiesta: “Ripristiniamo la materia nelle scuole”, rivolta all’attuale ministro Carrozza.

Vi riporto la lettera al Ministro scritta dall’Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte.

Signor Ministro,

La complessità che la Scuola è costretta ad affrontare, richiede a noi tutti – decisori politici, funzionari dello Stato, docenti, operatori, semplici cittadini – uno sforzo grandissimo e nuovo, quello di comprendere le ragioni di un intero sistema e di uscire dalle specificità dei singoli casi, delle piccole realtà dei microproblemi.

Pensare la Scuola di oggi significa alzare lo sguardo verso un orizzonte lontano e immaginare un futuro diverso e più giusto, in grado di creare opportunità e di aprire prospettive.

Nei giorni scorsi, abbiamo apprezzato alcune sue parole favorevoli ad un reintegro delle ore di insegnamento della Storia dell’Arte nella Scuola Secondaria Superiore. Ce ne rallegriamo e auspichiamo pieno successo a questo suo intento che risponde ad anni di impegno incessante, di interventi e proposte, di colloqui, di documenti e di appelli che la nostra Associazione, insieme ad altri, ha rivolto alle Istituzioni come pure alla società civile, in Italia e all’Estero. A questo proposito segnaliamo il caso fortunato del progetto A.U.R.E.US. che si attua in alcuni licei classici romani perché risponde al contempo alla necessità di formare i giovani con l’arte e dare attuazione al CLIL, di imminente applicazione nella scuola secondaria italiana.

*Speriamo davvero che il nostro insegnamento possa recuperare lo spazio perduto e non semplicemente in termini di “ore” di lezione ma, più concretamente, in termini di contenuti e di risposte effettive al bisogno di valori e di cultura che i nostri giovani e il nostro Paese* esprimono ogni giorno.

E non dobbiamo essere certo noi a ricordare che nella società della conoscenza, studiare storia dell’arte significa coltivare la creatività che è condizione per l’innovazione su cui si basa ogni processo economico moderno. Rapporti europei assai autorevoli hanno dimostrato che l’intero comparto delle attività culturali e creative ha un inaudito impatto economico e fattura più di tutta l’industria dell’automobile, contribuendo al PIL più di tutte le atività immobiliari. Gli studiosi dell’economia della cultura individuano nell’arte il fattore che innesca immaginazione e creatività che sono, al contempo, condizione e ambiente perché il nostro Paese possa innovare e rinnovarsi. Come non riconoscere, dunque, anche sotto questo profilo, la necessità che nella formazione di ogni giovane e futuro cittadino sia inclusa la storia dell’arte?

ANISA fin dalla sua fondazione nel 1951 ha svolto un’incessante opera di difesa e promozione di queste istanze sottoscritte da tutta la società civile che ha come punto di riferimento l’articolo 9 della Costituzione: i nostri appelli sono stati firmati dalle più svariate tipologie di persone, dalla comune cittadino al Presidente della Repubblica, a riprova della capacità che possiede l’arte di sintetizzare lo spirito più autentico di una società e della sua storia.
Ma dopo tante iniziative, dopo tante parole e tante lettere volte ad argomentare l’importanza di una disciplina fondante e identitaria come la Storia dell’Arte, preferiamo oggi attirare la Sua attenzione verso esigenze più ampie. Ci sembra opportuno passare da una logica di emergenza e di particolarismo ad una strategia complessiva che inviti Lei, Signor Ministro, e il Parlamento tutto a ripensare la Scuola in termini di risorse che mancano, di autonomia non ancora compiuta, di innovazione incompresa e di flessibilità impraticabile.

Anche un’Associazione disciplinare come la nostra sente il bisogno di questo atto di responsabilità, magari superando il rammarico dell’impoverimento di una singola classe di concorso penalizzata (come altre) dai tagli della Riforma, e invitando l’intera comunità scolastica, l’Amministrazione, le forze politiche e le organizzazioni sindacali ad osservare la scuola come un organismo articolato e vitale che dovrebbe crescere e svilupparsi come unico corpo, non più frammentato, incapace di procedere verso un cambiamento reale.

E’ necessario pensare in grande, Signor Ministro, perché la Scuola possa ritrovare un suo slancio ed adeguarsi al mondo che cambia e che si muove intorno ai nostri dubbi, ai nostri interrogativi, alla mentalità obsoleta che ancora vuole misurare il lavoro degli educatori in quote settimanali e non in percorsi educativi complessi, in progetti aperti alla formazione professionale, in sinergie stratificate nel territorio di riferimento ma anche estese all’Europa e agli altri Continenti.

L’ANISA si mette a disposizione per una riflessione in questo senso, per un ragionamento sincero e aperto che davvero cerchi nuove strade per adeguare la Scuola italiana alle istanze della modernità.

Le giungano quindi i nostri migliori auguri per un pieno successo nell’affrontare un compito tanto arduo quanto cruciale e strategico e l’auspicio sincero che finalmente un nuovo capitolo possa aprirsi nella storia educativa del nostro Paese.

A voi ogni commento.

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