Gli amanuensi

Nel periodo medioevale i monasteri furono i centri dove la cultura classica venne conservata e mezzo per la diffusione di quella Cristiana. Qui i monaci amanuensi trascrivevano i testi antichi destinati al clero ed agli studiosi delle sacre scritture.

San Benedetto nelle sue regole stabilì l’obbligo, all’interno del convento, dello scriptorium (un locale destinato alla copiatura dei testi), ed all’Ordine Benedettino, per l’intensità, la cura e la competenza con cui sì dedicò all’attività scrittoria, siamo debitori della continuità della tradizione letteraria classica.

I primi materiali utilizzati per la scrittura furono pietre, tavolette ed argille. Già mille anni prima di Cristo i Fenici portarono in Gracia il papiro. Da questo supporto nacquero i primi libri manoscritti a forma di rotolo. (Volumen). Nel II secolo d.C., il libro assunse poi la forma di codice, ovvero fogli di pergamena tagliata e legati fra loro.
Nel XXIII secolo, con la nascita nel continente europeo delle prime università, e quindi con la rinascita della cultura laica, il lavoro dei monaci i cessò di essere esclusivo appannaggio degli ordini religiosi. Le richieste di un pubblico sempre maggiore ed esigente contribuì alla nascita di una nuova professione, quella dell’amanuense.

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Gli amanuensi organizzarono laboratori e botteghe, dove la ricerca di nuove tecniche per accelerare il processo riproduttivo diventò presto una necessità in rapporto alla crescente domanda di libri da parte di una società che scoprì il valore ed il bisogno strumenti idonei al proprio sviluppo culturale.

Nel XVI secolo il sistema di stampa a caratteri mobili soppiantò definitivamente il lavoro degli amanuensi, solo pochi copisti rimasero al servizio di un pubblico “smaliziato” che riteneva il nuovo sistema più scadente sotto il profilo estetico.