Gruppo Fedrigoni

Fedrigoni all’incontro coi sindacati «l’ingresso di un fondo non è foriero di chissà quali scenari apocalittici»

Dalle notizie trapelate nelle scorse settimane su una riorganizzazione del business del Gruppo Fedrigoni, in particolare sulla possibile cessione di settori come le carte valori, si erano mossi i sindacati di categoria portando alla luce le numerose preouccupazioni. In una nota congiunta era stato chiesto un incontro con l’azienda per chiarire un quadro d’insieme sul futuro produttivo in attesa della presentazione del piano industriale.

Secondo i sindacati i problemi però non riguarderebbero solamente il settore “area valori“ dello stabilimento di Fabriano ma anche gli altri siti produttivi marchigiani a partire dal non utilizzo di macchinari acquistati e non messi in funzione nello stabilimento di Pioraco, lo spostamento di personale da uno stabilimento all’altro senza trascurare il mancato rinnovo di circa 40 lavoratori a tempo determinato scaduti nei giorni scorsi.

Alle richieste ha quindi fatto seguito l’incontro di ieri a Verona dove, l’amministratore delegato Marco Nespolo ha illustrato per più di tre ore la situazione.

“Un’azienda che ha buone performance in un mercato difficile, come confermano i risultati di gennaio-giugno 2019 (in fase di finalizzazione, ma dalle prime anticipazioni in linea con quelli già positivi in termini di marginalità del primo trimestre), soprattutto nei segmenti in crescita delle etichette e delle carte speciali. Un Gruppo che sta investendo in persone e processi, valutando acquisizioni di business sinergici (alcune abbastanza mature da chiarirsi nei prossimi mesi) per diventare più grande e più competitivo, potenziando le aree vendita, marketing e sviluppo prodotto per acquisire nuovi clienti e mercati”.

Questa è l’immagine del Gruppo Fedrigoni che Nespolo ha restituito alle rappresentanze sindacali nel confronto, in cui il manager ha cercato di fare chiarezza su numerosi punti emersi all’attenzione nelle ultime settimane.

Vorrei sgombrare il campo dall’idea che l’ingresso di Bain Capital nella proprietà sia foriero di chissà quali scenari apocalittici – ha detto Nespolo. La presenza di un fondo velocizza i processi: tutto il management è impegnato a fare di più e meglio, razionalizzando, sviluppando nuovi prodotti, approcciando nuovi mercati o Paesi. E questo vale anche per il settore ‘Sicurezza’, dove non abbiamo arretrato di un centimetro nello sforzo di portare a casa nuove commesse, dove abbiamo comprato nuove macchine e firmato nuovi brevetti, benché corrisponda al vero la notizia – fatta filtrare dalla stampa – che abbiamo dato mandato ad un advisor per valutare se ci siano, e quanto siano seri, interessi di altri player per questo business. Le due cose non sono in contraddizione: al momento il processo è in fase iniziale, non si sa come e quando si concluderà. Nel frattempo, noi stiamo facendo di tutto per acquisire nuove commesse, anche andando a trattare con banche centrali che non ci hanno mai dato udienza”.

“Dobbiamo cercare di vendere di più e meglio – ha concluso Nespolo -, non solo per mantenere, ma per aumentare la capacità produttiva. Abbiamo scelto di intervenire su alcuni stabilimenti sfruttando gli strumenti che ci sono parsi meno dolorosi, come il mancato rinnovo dei contratti interinali, il pensionamento laddove possibile o il fermo delle macchine nei weekend o ad agosto.  Con questi aggiustamenti, e con lo sforzo enorme profuso dai nostri commerciali, la situazione nel segmento delle banconote crediamo si stabilizzi”.

Per ora non abbiamo riscontri dalle parti sociali, se arriveranno ve ne daremo conto.


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