Decisione presa, Manroland fatta a pezzi

Era il giorno della decisione su Manroland e da ieri la società ha più chiaro il proprio futuro. Alle 18 di una fredda serata tedesca, il curatore fallimentare è apparso davanti alle telecamere per annunciare che a spuntarla è stata l’offerta presentata dal gruppo Possehl, che rileverà il solo sito produttivo di Augsburg.

Era il giorno della decisione su Manroland e da ieri la società ha più chiaro il proprio futuro. Alle 18 di una fredda serata tedesca, il curatore fallimentare è apparso davanti alle telecamere per annunciare che a spuntarla è stata l’offerta presentata dal gruppo Possehl, che rileverà il solo sito produttivo di Augsburg.

Ma alla gioia si mescola la paura e la tristezza per i posti di lavoro che inevitabilmente si perderanno: l’altra offerta presentata da Platinum Equity (secondo voci degli ambienti finaziari) avrebbe rilevato tutti e tre i siti produttivi Tedeschi.

Nei piani del gruppo Possehl è invece previsto che solo ad Augusta saranno 1.500 i contratti confermati, 500 saranno i licenziamenti. Il sito attualmente impiega 2.400 tra operai ed impiegati di cui 200 tirocinanti e circa 200 vicini alla pensione.

Il gruppo Possehl – fondato nel 1847 – è già stato protagonista dell’assorbimento della Bowe Systec dopo il suo fallimento. Oggi la Bowe Systec è un fornitore globale di stampa e possiede centri di spedizione altamente automatizzati.
Il Gruppo Possehl è una solida realtà che rappresenta oltre 130 aziende con oltre 8500 dipendenti.

Per IG Metal, sindacato più rappresentativo in Germania, si tratta di una buona decisione: la scelta di questa offerta, tuttavia è una triste pagina per l’occupazione di Augusta dato l’elevato numero di esuberi.
“Ora però serve uno sforzo concertato per trovare altre soluzioni per Offenbach e Plauen. Soluzioni sostenibili a lungo termine per garantire la sopravvivenza.” Ha commentato il sindacato, portando giustamente l’accento su come resti aperto il problema degli altri due siti.

I dirigenti della Manroland hanno inizialmente assicurato che le attività nei due stabilimenti continueranno tuttavia con il necessario taglio dei posti di lavoro.

Da questa trattativa di cui le cifre non sono state rese note ne esce comunque un produttore di macchine da stampa fatto letteralmente a pezzi.

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