Coronavirus, 4 rischi per i brand del retail e le strategie con il digitale

brand del retail

Lo stop imposto alla maggior parte delle attività commerciali sta offrendo una grande opportunità di digital transformation ai brand del retail: per contrastare il collasso del sistema assisteremo ad una rapida digitalizzazione di processi e asset che cambierà per sempre – in meglio – i paradigmi sui quali si è basato il commercio fino ad oggi.

A sostenerlo è un’analisi di THRON su oltre 60 aziende che utilizzano le propria piattaforma enterprise per la gestione intelligente di contenuti e prodotti. Mantenere la fiducia dei consumatori sarà vitale per uscire dalla crisi nei prossimi mesi, così come spingere su un’offerta sempre più omnichannel: una tesi confermata anche da uno studio di Bain&Company, che ha analizzato i trend del retail in Asia durante le ultime emergenze.

Il digitale, infatti, assumerà un ruolo crescente anche nel definire le strategie in-store (e non più il contrario), nello snellire la filiera produttiva e, infine, nell’aumentare il risparmio economico. Per supportare il retail in questo urgente passaggio al digitale, l’azienda ha reso disponibile gratuitamente per due mesi la propria piattaforma.

Cosa rischiano i brand del retail a causa del lockdown?


1) I punti vendita, un costo crescente


I punti vendita chiusi diventano un costo crescente e non fatturano. Un problema che diventa tanto più grave quanto più ampia è la distribuzione offline, non solo in Italia, ma anche su diversi Paesi colpiti dalle misure restrittive. Digitalizzare in tempi brevi il proprio catalogo prodotti e potenziare la propria presenza online sull’ecommerce proprietario o su marketplace esterni permetterà di recuperare posizioni.

Oggi solo una ridotta percentuale di aziende dispone delle tecnologie per farlo. Attraverso sistemi di Product Information Management (PIM) integrati a una robusta infrastruttura di rete è possibile digitalizzare in pochi click le anagrafiche prodotto, integrarle a contenuti di marketing e creare schede complete, per iniziare subito a vendere online, in tutto il mondo.

2) Indebolimento della brand identity


Con il personale che lavora da remoto, controllare flussi di lavoro diventa più complesso, così come coordinare messaggi e contenuti pubblicati sui diversi canali usati dall’azienda, in capo a diversi soggetti, interni o esterni all’organizzazione. Per proteggere l’identità della marca, Content Platform come THRON permettono di centralizzare asset e informazioni di prodotto e personalizzare i flussi di creazione e approvazione, facendo intervenire tutti gli stakeholder su uno stesso strumento.

Dai creativi che caricano immagini, video e altri asset, al marketing che li deve arricchire e approvare, tutti hanno un’unica “fonte di verità” su cui caricare e da cui attingere il materiale approvato, che rimane sempre sotto il controllo dell’azienda.

3) Calo del ROI di marketing nei brand del retail


Con i team di marketing dislocati, crescono i tempi e i costi di gestione delle operazioni, mentre si rischia di diminuirne l’efficacia. Grazie all’intelligenza artificiale le attività ripetitive di classificazione di immagini, video, tutorial e altri asset possono essere automatizzate, con notevoli vantaggi. Un noto brand di abbigliamento sportivo, ad esempio, ha ridotto del 42% i costi di gestione dei contenuti e del -70% il tempo di pubblicazione sui vari canali del marchio, utilizzando la piattaforma di Digital Asset Management di THRON basata sull’puo-parlare-con-lintelligenza-artificiale-di-nuance-lightning-engine/”>AI.

Parallelamente, le informazioni derivate dal boom di interazioni digitali di queste settimane, possono offrire una grande opportunità ai brand per conoscere meglio i propri utenti. Questo patrimonio di dati di prima parte consente di automatizzare con messaggi profilati le strategie digitali, monitorare i risultati delle attività di marketing e decidere su quali contenuti conviene investire.

4) Perdita dei feedback dai clienti in-store


Dai maggiori flussi di traffico online sui canali dei brand si ottengono anche molti dati utili ad orientare in modo più efficace le scelte che riguardano la produzione e la filiera di vendita, in vista della riapertura degli store. La chiusura dei negozi, infatti, ha fatto venire meno quello che per molti brand era il touchpoint principale per ottenere dati sul proprio pubblico di riferimento, come giorni e orari preferiti per le visite e gli acquisti, efficacia di promozioni e altro.

Questo approccio -  che spesso ha visto il digitale adattarsi alle strategie commerciali dello shop tradizionale – è destinato a cambiare completamente: dal digitale i retailer otterranno dati estremamente profilati in grado di definire le strategie in-store prima che il cliente entri in negozio, non dopo, come avvenuto finora.

Quando l’emergenza sarà finita, il mondo retail non sarà più lo stesso. Oggi abbiamo l’opportunità di ridefinire interi scenari grazie al digitale: chi saprà mantenere una relazione rilevante con il pubblico e restare coerente con l’identità del brand, sfruttando il potere dei dati, avrà un posto di primo piano nel nuovo ordine mondiale che ci attende. La digitalizzazione del retail sta passando da elemento sussidiario a urgenza per ridefinire interi business e THRON vuole supportare le aziende in questo delicato passaggio” ha commentato Antonio Comelli, Marketing Manager di THRON.