Bonus pubblicità: attivo già da quest’anno ma per FNSI ci sono altri problemi

Quotidiano in Classe

Via libera in Consiglio dei ministri all’introduzione di incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari sui mezzi di informazione – estesi anche alle testate online in extremis. Il Governo ha infatti approvato venerdì scorso il decreto fiscale che contiene le norme relative agli sgravi fiscali per chi investe pubblicità nel settore editoriale italiano (quotidiani e periodici, radio e tv locali, testate online). Il provvedimento dovrebbe aiutare a risollevare il settore che è in crisi da un decennio.

Il credito di imposta potrà essere utilizzato sugli investimenti incrementali oltre l’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’importo, che potrà essere conteggiato già dagli acquisti incrementali realizzati nel 2017, potrà essere decurtato fino ad una quota del 75% e raggiungere il 90% nel caso in cui l’investimento sia fatto da PMI, micro imprese e startup. Secondo USPI, per il 2018 il fondo è stato stabilizzato a 62,5 milioni di euro, e gli oneri saranno recuperati da una corrispondente riduzione del “Fondo per il pluralismo e l’innovazione della informazione”.

Come già noto, a seguito di pressanti richieste delle organizzazioni di categoria il Governo ha stabilito di rendere attivi gli sgravi anche per il 2017, solo per il periodo dal 24 giugno al 31 dicembre 2017. Per tale periodo la capienza del fondo è stata stabilita in 20 milioni di euro.

«Una misura che va nella direzione del sostegno alle imprese editoriali e al ruolo della stampa libera e autorevole nel sistema democratico. Con questo provvedimento, che giunge dopo lo stanziamento di ulteriori 45 milioni per favorire i processi di ristrutturazione aziendale attraverso i pensionamenti anticipati, il governo mantiene uno degli impegni assunti nei confronti del settore», commenta il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso.

Tuttavia per il segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana, nella Legge di riforma dell’editoria continuano a restare assenti i temi dell’occupazione, del contrasto al lavoro irregolare e della lotta al precariato. «Nessun impegno in questo senso è stato mantenuto dal governo né imposto agli editori a fronte di risorse significative sotto forma di aiuti diretti e indiretti».

«È pertanto necessario – conclude Lorusso – un radicale cambio di passo affinché in un’economia in ripresa, come peraltro riconosciuto dal presidente della FIEG, i temi del lavoro, dei diritti e delle garanzie non vengano derubricati a inutili orpelli, ma diventino l’elemento caratterizzante di un confronto senza pregiudiziali finalizzato a rafforzare la qualità dell’informazione. Si illude chi pensa che un’informazione autorevole possa prescindere dal riconoscimento di diritti e retribuzioni dignitose ai giornalisti, che negli anni della lunga recessione hanno pagato un prezzo altissimo in termini di perdita di posti di lavoro e di livelli salariali».