Apple News+ sotto accusa dagli editori

Apple News+

Presentato a marzo scorso da Apple e da molti soprannominato come il “Netflix delle notizie”, Apple News+ non è altro che un servizio ad abbonamento unico da $9,99 al mese, ad oggi attivo solo in America, che dà accesso completo a centinaia di riviste e giornali tutto in un unico posto.

Alla cordata si sono associati numerosi settimanali (TIME, Vogue, Sports Illustrated, People, Vanity Fair, ecc… ) ma pochissimi quotidiani dato che figurano ad oggi presenti solo il The Wall Street Journal ed il Los Angeles Times.

Tuttavia, a quanto segnala Business Insider, sarebbero più di uno i ‘mugugni’ giunti dagli editori presenti nella piattaforma che hanno visto le loro aspettative deluse su vari fronti. Prima di tutto emergerebbe il problema economico per i bassi ricavi generati. Alcune testate hanno sostenuto di aver incassato meno di quanto promesso da Apple inizialmente, altre di aver incassato meno rispetto ad altri servizi di edicola digitale che non hanno alle spalle la stessa forza di Apple.

Ad essere messa sotto accusa anche l’interfaccia grafica del servizio Apple News+, considerata poco intuitiva e spesso soggetta a problemi tecnici nei layout. Tutti problemi che Apple assicura di essere al lavoro per risolvere – riporta sempre Business Insider.

Quindi a quanto emerge dalle ultime notizie, le ragioni che fecero mancare all’appello iniziale di Apple due pesi massimi dell’editoria statunitense: il New York Time ed il Washington Post non erano poi così infondate.

Da subito i due gruppi editoriali declinarono l’invito a far parte del progetto di Cupertino contestando, dapprima le modalità di retribuzione dei guadagni (Apple trattiene la metà per poi suddividere la restante quota tra i partecipanti, a seconda del tempo speso dagli utenti sulle pubblicazioni) e sottolineando poi, come riferì Mark Thompson, C.E.O. del New York Times di essere “abbastanza diffidenti all’idea di abituare le persone a trovare i nostri contenuti dappertutto”. In generale Thompson in un’intervista alla Reuters disse chiaramente che erano “terrorizzati dal fatto che il loro giornalismo potesse mescolarsi in un frullatore con il giornalismo di chiunque altro”.

C’è da dire che da quando Thompson è al comando del quotidiano la situazione dell’editore è nettamente migliorata, in 7 anni ha fatto crescere del 300% il valore delle sue azioni ed il giornale ha aggiunto 223 mila nuovi abbonati digitali nell’ultimo trimestre, portando il totale a 4,5 milioni e con ricavi dal digitale che hanno superato quelli del cartaceo.

The New York Times Company ha ora un valore di oltre 5,6 miliardi di dollari. All’arrivo di Thompson ne valeva poco più di uno e senza le chimere del “Netflix delle notizie” e con un Pay Wall che funziona laddove i contenuti da leggere hanno un vero valore.

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