Come anticipato nel precedente approfondimento, dalle fotounità viene prodotta una pellicola fotosensibile con inciso il lavoro che andrà in stampa.
Tuttavia, prima di poter effettuare la messa in macchina, vi sono degli importanti passaggi da prendere in considerazione:

Lo sviluppo della pellicola
Le unità che incidono la pellicola attraverso il laser, producono una pellicola con inciso i nostri lavori.
Premesso che queste pellicole escono già punzonate, ovvero recanti dei “buchi” che ne permetteranno il fissaggio (montaggio) sulle lastre, i punzoni hanno misure sostanzialmente comuni, che variano solamente dalla tipologia di macchina impiegata.
Queste pellicole, come quelle dei comuni rullini fotografici devono essere sviluppate attraverso un procedimento chimico molto simile. In un apposito macchinario, l’acetato viene passato rispettivamente in un bagno di sviluppo e di finissaggio. In uscita da questa macchina la pellicola è pronta per poter impressionare la lastra.
L’impressione sulle lastre
La lastra matrice per le macchine offset è solitamente di alluminio (lo zinco ormai è stato abbandonato) trattato con uno strato superiore di materiale sensibile alla luce, sopra di essa viene posta in positivo la pellicola con le immagini ed i testi da riportare.
Il montaggio della pellicola alla lastra avviene, come detto prima attraverso punzoni, che permettono un registro perfetto (questo serve per mantenere distanze equipollenti in caso di stampe a più colori).

Grazie ad una lampada ad arco il tutto viene esposto ad un’intensa luce, che trasferisce il contenuto della pellicola sulla lastra.
Successivamente le lastre vengono trattate in una macchina di finitura (sviluppatrice), che renderà idrofile (ricettive all’acqua) e repellenti all’inchiostro le parti impressionate, e successivamente ipofile (ricettive al grasso) e repellenti all’acqua le parti dove non è passata la luce, destinate quindi a diventare stampati.
Ora le lastre, una per ogni colore, sono pronte per essere messe in macchina.

Oggi il CTP
Facciamo un passo indietro e dimentichiamoci le fotounità, le pellicole, lo sviluppo e l’impressione delle lastre.
Attualmente sono largamente diffusi i sistemi computerizzati di preparazione delle lastre, i cosiddetti Computer to plate (CTP), che permettono di trasferire direttamente sulle lastre gli stampati da realizzare.

In questo modo, l’unico macchinario ancora necessario rimane la sviluppatrice per le lastre, visto che alcuni passaggi come: gli impianti ed il loro montaggio, vengono eliminati.
Comodo no?
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