Print is dead. Long live print.

di Stefano Torregrossa
10 giugno 2010, 14:04

La prima volta che ho avuto a che fare con un e-book è stato in occasione della mia tesi, quasi 10 anni or sono. Mi mancavano alcuni testi di un autore, mai stampati in Italia, e li ho recuperati in forma digitale su Project Gutenberg.
Certo: i tempi di iPad, Kindle, blog e feed RSS erano lontani; ma già allora tra amici si ipotizzavano futuri dove la carta stampata sarebbe stata sostituita da innovative periferiche sottilissime e portatili a imitazione di libri e riviste.

Immaginate il mio stupore quando l’altro ieri, sul primo numero di What’s Next – nuovissimo magazine di Sappi sul futuro della carta stampata – ho letto una dichiarazione di Steve Monkeyboy Ballmer (CEO di Microsoft, per chi vive su Marte) datata 2008: “Tra 10 anni, non ci saranno più media non veicolati attraverso Internet. Nessun giornale o rivista sarà più veicolato attraverso la carta stampata, ma solo in forma elettronica”.
Sono addirittura sei le ragioni, a detta dell’autore dell’articolo, per cui questa dichiarazione non è nulla di più dell’ennesima boutade dell’arrogante ciccione di Redmond.
Leggetele con me: personalmente, ho molte cose da aggiungere e contestare in proposito (ma casomai più avanti, se no questo post diventa chilometrico).

Primo. A 20 anni di distanza dal lancio di internet, un periodo durante il quale il traffico digitale è cresciuto ad una media del 425% all’anno, con oltre 4 miliardi di dispositivi mobili e 1 miliardo di computer attivi in rete, ci sono più giornali e riviste di sempre. La stampa è ancora il medium preferito dall’advertising, e lo dimostra il fatto che 1 persona su 3 legge un giornale quotidianamente (mentre “solo” 1 su 4 ha accesso ad Internet).

In secondo luogo, l’idea che ogni nuova tecnologia spazzi completamente via quella vecchia è, sebbene condivisa, sbagliatissima: in realtà, nella maggior parte dei casi le due tecnologie convivono insieme per un lunghissimo periodo. Scontrandosi, magari, o influenzandosi a vicenda, sfidandosi persino: ma restando, comunque, entrambe sulla scena. L’esempio è banale: perché dovrebbero esistere 20.000 marche di birra al mondo (o migliaia di font quando ne basterebbero 12)?.

Ancora: quand’anche le tecnologie vecchie fossero definitivamente dismesse (come i cd sulle musicassette o i fucili sulle balestre), l’appetito dell’umanità per l’esperienza resterebbe comunque insaziabile. Marshall McLuhan sosteneva che il villaggio globale sarebbe stato governato dalle immagini a discapito delle parole: è vero, di fatto le immagini hanno invaso la nostra percezione negli ultimi anni come mai prima nella storia. E tuttavia, la parola è restata viva, presente e potente in tutte le sue applicazioni: perché è un’esperienza diversa. Ascoltare un cd o guardare una foto sono esperienze permesse dalle “nuove” tecnologie, ma il piacere della musica dal vivo o dei viaggi (piacere molto più antico) non è affatto scomparso.

Quarto. La lettura su carta ha un potere che quella su pixel non potrà mai ottenere: è quello che la psicologa Maryanne Wolf chiama “associative dimension”. La dimensione associativa (mi si consenta la traduzione letterale) ci permette di superare il limite delle parole stampate e andare oltre, verso nuovi orizzonti immaginativi e di pensiero. Su schermo, invece, la lettura non è analitica, né critica, né partecipativa: la colpa, apparentemente, è dell’assenza di una dimensione tattile e materiale, sostituita da fredde periferiche (mouse, tastiera… e il touchscreen no?) che diventano barriere per la fantasia.

Quinto, la rete soffre immancabilmente del cosiddetto information overload: ci sono tonnellate e tonnellate di informazioni non filtrate, non verificate, non individuabili, non oggettive: troppa immondizia, insomma. Il risultato è una frustrazione tutta personale, di fronte alla difficoltà di selezionare e filtrare correttamente, sul web, le informazioni che ci servono. Chi ci riesce, invariabilmente, adotta un filtro soggettivo che può portare ad una sorta di ignoranza intenzionale apparentemente irrisolvibile. La carta stampata, al contrario, soffre molto meno di information overload; di conseguenza, può garantire la diffusione di una conoscenza già filtrata e selezionata, univoca (ma sarà poi un bene?) e di facile consultazione.

Infine la carta, in un’epoca dove la politica è fatta di sporchi affari, loschi sotterfugi e ladrerie assortite (ho esagerato la traduzione per rendere la descrizione più fedele all’Italia che conosciamo), mantiene ancora quel potere sociale e sovversivo che il web, nonostante tutto, non ha ancora conquistato. Leggere un quotidiano piuttosto che un altro, oggi, è ancora una scelta politica; sul web, questa dimensione è assente. Finchè la politica resterà tale (e, temo, lo sarà ancora a lungo), la carta stampata manterrà il suo ruolo di veicolo per azioni politiche – pro o contro regime che siano.

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RED Publishing

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Commenti

Secondo me il ragionamento fatto non è oggettivo.
A 20 anni di distanza dal lancio di internet, se è vero che il traffico è sempre in aumento, solo da 4/5 anni esiste il web 2.0. Che ci permette di condividere in tempo reale le nostre esperienze. Quindi differentemente da cosa accadeva 20 anni fa, oggi con la rete si possono cambiare o modificare alcune situazioni della vita reale.
E’ vero la stampa non morirà mai completamente. Soprattutto per quanto riguarda il commerciale. Per quanto riguarda l’editoria invece non si può fare lo stesso ragionamento.Soprattutto se nascerà uno strumento che riesca ad associare la fantastica esperienza d’uso dell’ipad con le proprità dell’e-ink, che non affaticano la vista. Molto probabilmente dovrà cambiare il nostro modo di leggere.
Se la rete soffre di un eccesso di informazioni è anche vero che si autoregola. Se scrivo una vaccata nessuno si accorge di me. Oppure se ne accorge commentando. Non è vero che il web non ha un “potere sociale e sovversivo”. Quante manifestazioni politiche in questi ultimi tempi sono nate grazie al web?
In conclusione ti linko questo articolo

http://spaziofigo.blogspot.com/2010/05/la-rivoluzione-ipad-si-ferma-ai.html

scritto da: Marco 10 giugno 2010, 15:47 | permalink

Ti dirò: sono d’accordo con te, Marco, su praticamente ogni riga. Ho riportato l’articolo per dovere di comunicazione, ma i punti da discutere e sui quali non sono affatto d’accordo sono numerosi. D’altra parte, sulla rivista di uno dei più grandi produttori di carte al mondo non è che potessi sperare in una posizione a favore della morte della stampa! :)

Ho solo un dubbio: il senso comune (e tu stesso) mi farebbe pensare, in un futuro forse neanche troppo lontano, che l’editoria “di consumo” verrà veicolata quasi esclusivamente su formato digitale, mentre il commerciale cercherà ancora la carta stampata. Ma mi chiedo: e se fosse il contrario?

Non parlo tanto di web adv nella forma classica (banner, GoogleAds e compagnia), quanto di pubblicità interattiva all’interno dei dispositivi portatili. Un primo passo? Pensa a iAd di Apple, appena pubblicato per iPhone. Se l’ad diventasse davvero interattivo, capillare, non invadente e legato ad applicazioni, giochi, e-book (vedrai, dagli un po’ e le pubblicità finiranno anche lì) e così via, non credi che la carta stampata anche quella commerciale subirebbe l’ultimo e definitivo colpo di grazia?

Al contrario, i libri “veri”, di carta, resterebbero al di fuori del gioco commerciale. Senza dimenticare un grosso nodo del problema, in particolare qui in Italia: per acquistare e leggere un libro stampato non hai bisogno di apparecchiature, conoscenze, corrente elettrica, connessione hi-fi.

scritto da: Onice 11 giugno 2010, 10:25 | permalink

A tal proposito mi permetto di segnalare un bel libro di Frank Romano.
In 120 pagine il prof. Romano analizza il mercato della comunicazione nel suo insieme, per poi definire il futuro della carta stampata.

Cito una frase molto esplicativa della situazione odierna: “Non sarà una questione di carta o pixel, ma piuttosto una combinazione di carta e pixel.”

http://artigrafiche.blogspot.com/2010/05/il-futuro-della-stampa-nel-ventunesimo.html

scritto da: ML 11 giugno 2010, 11:36 | permalink

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