Ma ci dipingono veramente male, noi grafici.

di Damiano Falchetti
6 luglio 2009, 09:00

Quest’oggi voglio pubblicare una lettera giunta nella serata di ieri, sostanzialmente si tratta di una critica a quei siti che sempre più stanno trattando la grafica sul web, tra questi Draft.

Carissimi, è in momenti come questi che incomincio ad odiare seriamente il mondo della grafica. Irritante, spocchioso mondo chiuso in se stesso. E no, per quanto stiate tentando di usare internet per aprirvi al popolo comune sappiate che i vostri risultati sono scarsi.
Siete affascinanti. Siete colorati. Siete studiati. Siete convincenti. Siete misurati. Ma siete stati trovati mancanti (più e più volte) della cosa più ovvia, più fondamentale, più stupida: la semplicità del linguaggio.
Parlo del vostro… come potrei definirlo? Dialetto? Ormai sta diventando una lingua a parte. Tutte queste nuove parole che mi scoraggiano ad affrontarvi, a lavorare, a mettere le mani nel vostro impasto.

Mi piace il vostro mondo. Peccato che non riesca a lavorarci dentro.
Per una semplice questione di comunicazione, di linguaggio._
La cosa più divertente è che quando si va ingenuamente a cercare tra i link di Google un sito che ti spieghi in pochi termini cosa è, facciamo un esempio, un “documento aperto” o un “flyer”, lo speranzoso pseudo-grafico alle prime armi urla. Urla di rabbia e di umiliazione.

Perché non ci capisce una mazza. Di conseguenza si sente escluso e incapace nel poter portare a termine serenamente un lavoro.
Perché siete stramaledettamente incomprensibili. Schifosamente concentrati nei vostri paroloni da non saperli spiegare, perché a volte di risultati di Google sono pagine e pagine che non c’entrano nulla o che definiscono il concetto in maniera superficiale e poco chiara, con lunghi giri di parole.

Quando trovo un concorso e scarico il regolamento di partecipazione, a volte, devo obbligarmi a mantenere la calma per non distruggere tutto quello che mi sta intorno. Mi chiedo quanta fatica costi impegnarsi a rendersi comprensibili a tutti, proprio quando le vostre richieste sono aperte a chiunque voglia partecipare.

Avete la più vaga idea di quanto limitiate le vostre possibilità? La vostra fantasia ci arriva anche solo lontanamente? Quanti potenziali eccellenti grafici perderete se continuate così? Molti miei aimici, pieni idee fantastiche hanno deciso di non lavorare nel mondo della grafica perché non hanno avuto la possibilità d’imparare il vostro linguaggio.
Non parlo di scuole, la professionalità non deve venire solo da chi il lavoro lo presenta, ma anche da chi lo chiede. Chi è già un grafico di professione saprà sicuramente come impostare tutti gli elaborati, ma chi è solo all’inizio si trova sperduto nel leggere questi bandi che sembrano scritti a volte tanto per scrivere e non sempre si capisce quale frase si riferisce a cosa e viceversa.

Sono qui seduta a scrivere anche per tentare di sfogarmi. Sono solo all’inizio e devo ancora farmi le ossa, nonché finire di studiare. Ma non credo che sia troppo chiedere un po’ di apertura da parte di un mondo che fa tanto il complicato, ma che in fondo convive con noi semplici anime tutti i giorni. Comunicare è la vostra vita. Penso che per farlo nella maniera più corretta, almeno per quanto riguarda gli addetti ai lavori e gli aspiranti, ci sia una probabilità di capirsi.

Cordiali saluti,
Slammy Sjoth

Per non rivangare nuovamente la storia del ragazzino che usa Photoshop e si crede un grafico, sintetnicamente riassumo la posizione di Draft.it su questa lettera:
Per un medico ci vogliono cinque anni, la specializzazione, l’internato e se ne volano più di dieci anni prima di diventare Dottore. Per un ingeniere ingegnere ci vogliono cinque anni di università, altrettanti di gavetta e si comincia a lavorare, per un avvocato ci vogliono cinque anni di giurisprudenza, altrettanti di specializzazioni, praticantato ed esame di stato.
Per fare il grafico il credo popolare è che basti aprire Publisher per diventarlo ed ora ci si lamenta pure che si utilizzino termini strani come formati aperti e flyer.

Lascio volutamente aperto questo pensiero, non voglio chiuderlo ne concluderlo, voglio solamente evidenziare come questa professione più volte sia stata svilita ed ora pure criticata.
Potrei tranquillamente palesare una mia aura da supponente sottolineando il fatto che questi termini, e questa professione io l’abbia imparata con lo studio, con la gavetta con l’applicazione, non sono stato il cugino di qualcuno che l’ha fatto con Word a metà prezzo, tuttavia non voglio lottare coi mulini a vento.

Il grafico è una professione, non un hobby.

Con affetto,
Damiano.

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Commenti

Concordo con il tuo commento.
“Stranamente” anche per fare il grafico bisogna dare olio di gomito

scritto da: Francesco 6 luglio 2009, 09:39 | permalink

Dunque…
Ho 25 anni, studio “grafica” (che è come dire tutto e niente) da quando ne ho 14, e quando leggo certe cose mi viene quasi da sorridere.
Fino a giugno ho lavorato in una scuola superiore come assistente di laboratorio di grafica, controllavo che tutti i software funzionassero e aiutavo a riempire le lacune sui software e a volte sulla progettazione. Non credo di essere un genio, però mi sento di consigliare Slammy Sjoth di studiare un po’.
Esistono testi dove imparare questo nostro “dialetto spiecialistico” e, se proprio i libri non fanno al suo caso, il web è comunque pieno di aiuti.

Cos‘è un flyer?
2 minuti di tempo e masticare l’inglese avrebbero condotto a:

http://en.wikipedia.org/wiki/Flyer_(pamphlet)

Oppure una uscita di 1 ora in una libreria avrebbe potuto fornire informazioni anche in italiano.

Insomma, fare il grafico non vuol dire saper disegnare o avere la CS4. Significa avere la mente aperta, fare ricerca ed informarsi quando non si sanno le cose.
Altro modo, e poi chiudo, sono i forum. Esistono forum di grafica dove magari chiedendo si possono ottenere risposte.

Per imparare bene l’inglese bisogna studiarlo e andare a vivere in Inghilterra. Per imparare in grafichese bisogna studiare e lavorare, avendo l’umiltà di capire che se uno dice flyer non è per fare il figo o per incasinarti la vita, ma perchè vuole un flyer, che è affine ma diverso da un volantino, e assolutamente differente da un pieghevole.

scritto da: Riccardo Riguzzi 6 luglio 2009, 09:52 | permalink

Va bene tutto però leggo:
“Per un ingeniere ci vogliono cinque anni di università…”
quanti ne occorreranno per imparare l’ortografia?
:-))
Studiare non serve a niente, quello che serve è imparare.
ciao
rodolfo

scritto da: rodolfo 6 luglio 2009, 10:27 | permalink

Io credo cha da ogni critica che ci viene fatta impariamo sempre qualcosa. D’altronde il nostro lavoro è criticato ogni giorno. Fondamentalmente il lavoro del grafico è un lavoro basato su critiche + o – costruttive. La nostra bravura è sapere sfruttare questo a nostro vantaggio. E per questo motivo “We can flyer in the sky!!!”

scritto da: Dino Cioce 6 luglio 2009, 10:30 | permalink

Scrissi anche l’Acquila con la C tempo fa, non sarà ne il primo ne l’ultimo di strafalcioni ortografici in questo sito :D

scritto da: Damiano 6 luglio 2009, 10:42 | permalink

è la “critica” più umiliante che io abbia mai letto ma naturalmente umilia solo l’emittente.

innanzitutto, in questo lavoro ci si trova costantemente ad affrontare nuovi termini, formati, supporti, nuovi clienti o “target”… (scusa slammy se ho usato un parolone, penserai che io volessi darmi un tono…) e secondo me il bello è proprio questo: è un lavoro sempre in evoluzione e non si finisce mai di imparare. certo bisogna averne voglia :)

mi auguro solo che questa persona non sia uno/a di quegli stagisti a vita che ci stanno togliendo il pane da anni, perchè… gli stagisti li ho sempre immaginati almeno UMILI.

scritto da: chiara 6 luglio 2009, 11:39 | permalink

Che dire… Studiare (diploma, laura, master o i tanto vituperati ed ormai non più letti, cari libri) pare ormai diventato optional, basta mettersi lì e scrivere di buona lena una bella lettera saccente come quella spedita a Draft ed ecco l’ennesima “pontificata“ sul perché e sul come gli altri – mai noi, per carità – dovrebbero lavorare/comportarsi.
É fantastico vedere come ci sia qualcuno che pretenda di svolgere un mestiere e si incavoli perché l’impedimento a svolgere per bene sarebbe dato dai risultai scarsamente pertinenti di Google o comunque dalla cripticità delle informazioni presenti sul web.
Tralasciando il discorso relativo a Google (non vorrei sparare sulla Croce Rossa, ma a volte mi chiedo come mai qualcuno non sia in grado di trovare nulla online mentre altri trovano il mondo… I mezzi vanno conosciuti per potere essere usati), direi che dalla lettera emerge una volontà talmente bassa di imparare e sudarsi le competenze sul campo che queste mie poche righe mi sembrano già troppo, a livello di tempo sprecato, per chi invece vuole tutto pronto e subito.
Se, invece, come pare dalle ultime righe l’autrice è solo agli inizi e deve ancora studiare, bene, che torni a studiare così poi parleremo tutti lo stesso linguaggio e le discussioni potranno essere più salutari e proficue per tutti ;-)

Ah, in bocca al lupo per gli studi, davvero! E soprattutto mettiti in testa che questa, come molte altre, è una professione che richiede un aggiornamento costante, quindi di imparare uno non smetterà mai. E di conseguenza no dovrà mai smettere di studiare :-)

scritto da: maurizio 6 luglio 2009, 11:47 | permalink

D’accordissimo con i vostri commenti e la posizione di Draft.

Faccio questo mestiere da 8 anni arrivando da tutt’altro percorso personale. All’inizio, è innegabile, mi sono scontrato anch’io con tutte le difficoltà di linguaggio (e non solo) del nostro mondo, di cui allora non conoscevo nulla di pratico.

Ma cari miei, come avete già detto, fare il grafico non è più facile di tanti altri mestieri. Smettiamola di pensare che basti davvero un computer e un po’ di gusto estetico per fare i grafici: altrimenti, faremo la fine del nostro caro Presidente.

scritto da: Onice Design 6 luglio 2009, 17:10 | permalink

Concordo pienamente con la “volontà” di testimonianza di Damiano nel rendere pubblico uno dei tanti aspetti del nostro bistrattato lavoro/professione/passione…

E’ arrivato il momento di farci sentire “veramente” fuori da ogni logica di corporativismo fatto di tessere associative, ma solamente uniti per difendere la nostra aspirazione a rendere più bello questo mondo e la nostra società con una comunicazione umana “ben progettata”.

Ben vengano allora i “paroloni” difficili perchè sono il segno della nostra professionalità e competenza. Ne dovremmo usare sempre di più con i nostri clienti, sempre più specialistici, contro l’abusata tendenza di sminuire tutto, di rendere tutto alla portata di tutti, di rendere in pratica il nostro lavoro pari al nulla. Difendiamo con impegno e coscienza critica conto il dilagare dell’ignoranza consapevole!

scritto da: giovanni 6 luglio 2009, 17:34 | permalink

salve, di rado partecipo a delle discussioni ma questa è troppo divertente…
dopo aver letto la mail di Slammy Sjoth mi sono chiesto come lei si rapporta con la professione (vedi tipografie) e se anche nella sua complessità abbia elaborato un nuovo linguaggio sarebbe davvero interessante…

Berlina – Due volumi – Monovolume – Coupé – Decappottabile – Suv – Veicolo multiuso (o monovolume grande) questi sono nomi tecnici per i veicoli stradali se un comune mortale non ne conoscesse il significato poco conta ma se è un venditore di auto ad ignorarli sarebbe grave, pensate quando deve ordinare dei modelli nuovi per il suo salone:“salve, volevo ordinare un paio di quelle macchine lunghe possibilmente alte con le “ruote” adatte anche alla terra”. dopo tale descrizione potrebbe ritrovarsi con una mono volume, un suv o con una station wagon, capite che è di fondamentale importanza sapere il nome esatto delle cose oppure provate a far stampare alla vostra tipografia un lavoro in cui il formato non sia chiaro…un a4 chiuso non è uguale ad un a4 aperto…
i nomi identificano le cose e se vengono usati ci sarà un motivo non siamo pazzi o persone che si danno delle arie è solo che abbiamo studiato e ci hanno insegnato delle cose tra queste ci sono anche i nomi dei prodotti che progettiamo.

adesso non voglio discutere se lo studio teorico sai l’unica strada o se la pratica sia la risposta a tutte le frustrazioni dei grafici dilettanti ma tant‘è che qualsiasi sia la strada essa deve portare alla conoscenza di almeno il nome delle cose

dunque auguri a chi sta per iniziare a muoversi in questo mondo ricordandovi che questo mondo non è esoterico ma siete voi che ancora avete molto da imparare

ciao
maurizio

scritto da: maurizio 6 luglio 2009, 19:41 | permalink

Nonostante l’età avanzata e la non appartenenza al mondo dei grafici di professione, cerco, dal canto mio, di non rimanere indietro e cercando quà e di là, mi aggiorno, quanto posso, per sapere i vari formati, i nuovi programmi, le metodologie, ed anche il significato di tanti termini di cui non conosco il significato. (spesso sigle… ahimè americaneggianti !)
Penso che il post iniziale sia stato solo un naturale sfogo che sarebbe stato scritto anche se l’autrice (si può dire ? ) stesse cercando di fare il medico, l’avvocato o il commercialista. Il gergo c‘è ovunque, … anche fra i fruttivendoli.

scritto da: zakka 6 luglio 2009, 22:03 | permalink

Avete tutti ragione, ma io credo che il sapere sia di tutti! Quindi che ne dite di organizzare un dizionario “grafica-italiano, italiano-grafica” su draft? Magari aggiornabile dagli utenti come su wikipedia. Sarebbe molto utile anche a tutti quei clienti che mi guardano male appena uso una di quelle parole! Bye

scritto da: emilio 6 luglio 2009, 22:08 | permalink

carissima,

ti ricordo che la prerogativa di una professione seria è l’utilizzo di un linguaggio appropriato che, per quanto possa risultare ostico all’inizio, con la pratica e lo studio si apprende facilmente.

ti consiglio inoltre di fare tanta pratica (anche non pagata) presso studi grafici dove potrai apprendere con estrema facilità tutta la terminologia specifica che ora ti sembra tanto incomprensibile. è meglio imparare sul campo cosa sia un flyer o come calibrare un nero in cmyk o come gestire i contenuti per un layout a 4 colonne, piuttosto che sbattere la testa sui libri con tanta teoria e poca pratica (magari fatta male…)

best wishes

saluto

Luigi

ps:
con una rapida ricerca online ho trovato sto dizionario:
http://www.libreriauniversitaria.it/dizionario-grafico-fioravanti-giorgio-zanichelli/libro/9788808141163
solo che è del ’93…

scritto da: Luigi Barbati 7 luglio 2009, 11:59 | permalink

Non sono un grafico professionista, ho solo la fortuna di lavorare a fianco di grafici e qualcosina credo di aver assorbito. Sono perfettamente d’accordo con Damiano e con i commenti qui sopra, come tutte le professioni anche quella del grafico richiede preparazione. Per quanto riguarda il “grafichese” sicuramente aiuterebbe dialogare con altri grafici, magari con qualcuno che abbia una certa esperienza e anche con chi poi le cose le stampa. Come ho già detto ho la fortuna di lavorare a fianco di grafici e ho anche un amico che lavora nel campo della tipografia che quando mi sono trovato in difficoltà per qualche termine non ha esitato a spiegarmelo in parole semplici.

scritto da: Barcaro 7 luglio 2009, 12:02 | permalink

@Slammy
Che Amarezza !!!!
Pensare che c‘è chi urla di rabbia e umiliazione, perchè… non capisce. Che peccato che il mondo si sia ridotto alla pretesa che sia tutto, subito e comprensibile. Quanta frustrazione per i geni. Che stupido invece l’approccio di chi, quando non capisce, si impegna, studia, apprende, cresce, senza aspettarsi che tutto arrivi ma col gusto di vivere scoprendo. Che stupido chi continua a studiare per migliorare, con l’ansia che il proprio lavoro grafico può fare la salute di un’azienda e garantire il posto di lavoro a tanti lavoratori. Che stupido chi ha studiato, studia e continuerà a studiare perchè è convinto di poter dare dare il proprio contributo agli altri, ricevendo in cambio solo la soddisfazione di pronunciare con orgoglio questo è il “Mio flayer”.
Avrà ragione chi pensa sia inutile imparare e proporre il proprio contributo?
Sono gli altri, tutti, sbagliati.Cambiate, che ci vuole!

Quanta fatica in meno nel pensare così.

Ed allora… stupida io.

Il guaio che mi piace esserlo perchè trovo tanti altri stupidi come me ed in loro e solo in loro distinguo il “sacro fuoco” della professionalità.
(Anche questa è una parola dal significato molto incomprensibile.)
E nei loro occhi, senza bisogno di paroloni, si legge quando hai conquistato la loro stima. Tutto il resto è …puro dilettantismo.
Naturalmente potremmo anche cercare una flebo ad un infermiere e sentirci rispondere: che cosa? Ah vi devo infilare ua bottiglia di acqua e zucchero nel sangue.
Io probabilmente comincerei a correre via chiedendomi chi ho incontrato. ;)

Sery

scritto da: Sery chi? 8 luglio 2009, 17:44 | permalink

Leggere una lettera così è proprio svilente…mi chiedo quali siano state le esperienze di questa ragazza che scrive queste cose. E mi chiedo perchè la maggior parte delle persone pensa che questo sia un “non-lavoro” un qualcosa che si può improvvisare e che possono fare tutti…
Il vero PROGETTISTA GRAFICO è colui che conosce prima di tutto le tecniche che non sono poche, la teoria, la storia, che SA CHE COS‘è LA CREATIVITÁ, CHE NON VUOL DIRE DISEGNARE BENE! che ha inventiva, che ha quest’attitudine di vita che gli consente di recepire messaggi e riformularli in un modo che nessuno mai ha ancora usato!
Com‘è possibile che un mestiere così complesso passi per una cosa di così facile improvvisazione?
Questo mondo richiede impegno e lavoro duro, anni di studio, ma soprattutto anni di gavetta in agenzia, dove all’inizio magari non puoi ancora “CREARE” ma puoi però “CONOSCERE” le meccaniche, il linguaggio (ebbene sì!), l’evoluzione di un progetto!
Dietro la produzione di un MARCHIO può esserci un MONDO!

Comunque…questo è il mio pensiero, però è un pensiero sostenuto dall’aver fatto anni di studi sia alle superiori che all’università, anni di gavetta sottopagati in agenzia. E pur avendo già fatto tutto questo sento ancora di non saperne neanche la metà, e sento che c‘è una continua evoluzione e che non smetterò mai di imparare. L’UMILTÁ AIUTA MOLTO IN QUESTI CASI.

Elza

scritto da: Elza 11 luglio 2009, 11:33 | permalink

Caspita, che cattiveria. E meno male che la ragazza ha scritto “per tentare di sfogarmi”, e poche parole dopo dice che è “olo all’inizio e devo ancora farmi le ossa, nonché finire di studiare”. Mi sembra che molti non abbiano centrato il punto: il linguaggio. Per quanto il tono di questa lettera al di fuori del sopportabile, credo che lei non riesca a trovare le basi per incominciare a studiare. Perché infatti dice che non riesce a lavorare per un concorso per colpa di parole a cui non riesce a dare un significato preciso. Se vado in biblioteca nella mia città un testo ben dettagliato sulla medicina sicuramente lo trovo, ma forse non uno di grafica.

scritto da: Renzo 11 luglio 2009, 14:03 | permalink

Credo che la risposta di Damiano sia più che sufficiente… basta ragazzini che dopo dieci minuti di Photoshop si credono grafici !

scritto da: Cristian Burgos 13 luglio 2009, 13:00 | permalink

Vi ringrazio per la solidarietà :)

scritto da: Damiano 14 luglio 2009, 02:31 | permalink

Punto primo: se sento una parola nella grafica di cui non conosco il significato il primo pensiero va alla mia ignoranza.

Punto secondo: per non sentirmi ignorante ho comprato questo.
http://www.designersreviewofbooks.com/2008/11/the-little-know-it-all/

scritto da: Nicola 17 luglio 2009, 15:43 | permalink

Non sono un grafico di professione, sono un semplice appassionato che ogni tanto giocherella con qualche programma di grafica, pero’ devo dire che sono pienamente d’accordo con voi.
Non si puo’ dire di essere grafico solo per aver utilizzato facendo qualche ritocchino photoshop & co.
Non si puo’ dire di essere grafico solo perche’ magari si e’ fatto qualche volantino per qualche associazione a titolo gratuito…

Credo che un certo “elitarismo” ci voglia, anche per fare una scrematura dei “futuri grafici”, se io non capisco il vostro gergo tecnico, non siete voi ad essere in difetto, ma sono io che devo capire quello che volete dire, perche’ il gergo tecnico serve appunto a capirsi fra addetti ai lavori…

E’ vero che il vostro lavoro e’ comunicare alle persone, ma ci sono diversi livelli di comunicazione a seconda della tipologia di persone a cui uno si rivolge…

Posso capire la frustrazione di chi ha scritto la lettera, ma non e’ questo il modo di affrontare un problema…

Lavoro in una rifinizione e faccio il ramosaio, per imparare a lavorare ho impiegato degli anni… e sto ancora imparando perche’ il lavoro varia, gli articoli che processo alla mia macchina sono diversi, come diverse le lavorazioni…

E come ogni lavoro anche il nostro ha il suo gergo tecnico (anche con termini un po’ sboccati a dire il vero che pero’ rendono l’idea dello strumento da utilizzare in quel momento…)

btw…
in bocca al lupo alla futura grafica e stringi i denti…

scritto da: Walter Loggetti 20 luglio 2009, 07:11 | permalink

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