Così come i mercati finanziari d’oltre oceano influenzano le economie del vecchio continente, il latte del vicino oriente “contagia” le produzioni nostrane, la stampa tipografica va al ribasso con l’avvento di Internet.
Leggendo su DozLog un interessante intervento sulla globalizzazione, ho riflettuto su come realmente le cose stiano cambiando nel mondo di chi stampa e di chi fa stampare, ormai i clienti fedeli e pagatori sono sempre di meno; la nostra professione non è considerata tale da chi, non batte ciglio nel pagare 300 euro per un tubo ad un idraulico, ma sfinisce il grafico per gli 0,05 cent in più a copia.
Il povero grafico si ritrova quindi a stampare dove il costo è minore per riuscire comunque a fare un utile da quel lavoro, ma tuttavia la qualità molte volte ne risente; allo stesso modo gli stampatori si stanno scannando per fare i prezzi più bassi su ogni lavoro.
Poche eccellenze puntano sulla qualità, molti sulla quantià, troppi sul fare tutto purchè generi denaro.
La nostra professione sta degenerando e siamo stati noi stessi a non valorizzarla nel giusto modo, non l’idraulico o l’elettricista; siamo troppi? siamo poco professionali? sviliamo noi stessi la professionalità insita nel nostro lavoro?
Non è forse giunto il momento di reagire? di alzarci e dire che pure noi siamo lavoratori, imprenditori che pagano le tasse – sempre e puntualmente – gente che ha famiglia e vuol mangiare e divertirsi.
Persone di tutto rispetto con fatturati modesti interamente dichiarati, senza Cayenne immatricolato autocarro fuori dall’ufficio e vacanze esotiche ogni anno.
Cari grafici è ora di far qualcosa.
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