Grafica Vettoriale, la pixel art con illustrator

di Special Guest
9 settembre 2010, 15:30

Quest’oggi vi presento l’inizio di un interessante percorso sulla grafica vettoriale, più nello specifico grazie ad AiBlog, intraprenderemo un percorso nella pixel art.
La pixel art trae le sue origini in quel fertile cortile che fu il videogaming degli anni ’80, giochi a video squadrettati che chissà quanti di voi hanno giocato e che tutt’oggi rimane un inesauribile baule dei ricordi che vengono riadattati oppure ripresi per creare dei gadget, grafica web e molto altro.

Conferire al puntinismo (facente parte del divisionismo) di George Seurat le origini della pixel art è cosa che io non contesto ma considero molto opinabile come considero il paragone tra i papiri egizi e le odierne vignette un paragone pretestuoso per riempire alla solita maniera le prime pagine dei manuali che parlano del fumetto.

Questo è il luogo in cui mi si può liberamente smentire. Del resto è solo il mio pensiero.

Il puntinismo “esplode” la realtà andando a scomporre la luce che cristallizza nei colori così come sono impressi sulla retina dell’occhio, mentre la pixel art la ricompone alla maniera dei video game d’epoca che facevano il possibile per rappresentare il mondo dei giochi con le scarse risorse tecnologiche e l’avanzamento software disponibili all’epoca.

Come nelle tecniche pittoriche ottocentesche anche la pixel art si fa punto per punto e, come vedremo sostenere dal primo ospite di questa serie di interviste, egualmente meticoloso e faticoso. Si auto impone gli stessi limiti che avevano i programmatori del software alla base dei videogiochi e richiede la munizione di grande pazienza.

Eh si perché l’artista puro deve utilizzare la matita di Photoshop e, un click dopo l’altro, andare a comporre quel puzzle che restituirà la composizione che ha in mente di fare. Un’altra caratteristica saliente di questa tecnica è che bisogna disattivare l’anti aliasing e questo consente di mantenere la definizione originale qualsiasi sarà l’ingrandimento a cui si vorrà sottoporre il lavoro finale.
Ogni pixel in fondo è un quadratino, netto, senza sfumature ed ognuno di questi quadrati rimane tale a qualsiasi scala di grandezza si vorrà portare l’opera.

E poi ci sarebbe bisogno di parlare dell’assonometria che poi è la vista standard delle scene create con la pixel art, oltre alla vista piatta. Ma questo sarà un argomento che affronteremo più avanti.

Ma cosa ci fa Photoshop su Ai Blog? Ebbene a questa conclusione arriveremo al termine del lungo percorso che si snoda da ora sino al momento in cui faremo il nostro primo lavoro in pixel art con Illustrator.

Forse è proprio questo l’elemento chiave che contraddistingue lo stile di un artista dall’altro. Il panorama della pixel art offre esempi di immagini molto scarne ed altre estremamente dettagliate.
Immagini composte con pochi pixel, altre con troppo pochi pixel oppure… troppi.
Ma questa è una considerazione personale di un profano che ha i propri gusti estetici.

Dai tempi in cui fu coniato in ambiente Xerox, pixel art è sinonimo di opinioni, stili, ricerche ed interpretazioni che si sono diffuse in tutto il mondo.

AiB ha intervistato Totto Renna il maggior esponente di questa che se non la si vuole chiamare corrente artistica, lo si può definire uno stile, un linguaggio o un movimento vero e proprio di opinione; perché è di una opinione che si tratta.
Un’ opinione sul modo di interpretare la realtà che si pone sul crocevia tra la grafica, l’illustrazione, l’arte ed i videogames.


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