Ieri sera Kevin Lynch, il CTO di Adobe è salito sul palco della annuale conferenza Adobe MAX ed ha spiegato la nuova strategia creativa cloud della compagnia. Parte di questo annuncio è una notizia molto importante: Typekit è stata acquisita da Adobe.
“Siamo entusiasti. Non c’è onestamente posto migliore per continuare a costruire la nostra piattaforma. Ma forse ancora più significativamente, questo rappresenta un enorme passo avanti nel portare i font per il web”. Queste le prime parole di Jeffrey Veen, CEO, Typekit.
“Non molto tempo fa, sui font web c’era un dibattito curioso e controverso” continua Veen, “sembra strano guardare indietro a nemmeno tre anni fa con un senso di nostalgia, ma l’ambiente in cui siamo cresciuti, il web, è cambiato così tanto in così poco tempo. Alla fine del 2008, HTML5 e CSS3 stavano diventando vitali e popolari. Firefox, Safari e Chrome sono stati la rivoluzione del browsing, con sorprendenti nuove funzionalità, tra cui il lungo trascurato @ font-face spec. Sul lato server, un cambiamento altrettanto importante stava accadendo: lavorazione e stoccaggio potevano essere affittati a ore e scalati a volontà senza limiti. Il cosiddetto “cloud” si stava formando”.
La realtà di Typekit in questi anni è stata un incrocio tra progettazione Web e cloud computing; in primo luogo, servendo font (caratteri) ospitati e fornendo compatibilità con tutti i browser e dispositivi – sia vecchi che a venire – utilizzando le più recenti tecnologie ed offrendo ai progettisti la possibilità di non lottare più con i browser hack e sintassi personalizzate al singolo browser.
In secondo luogo, l’azienda ha adottato un servizio di vendita font in abbonamento, un servizio che ha eliminato la “licenza bizantina” che ha sempre caratterizzato l’acquisto dei font. Un business in grado di offrire un libero accesso alle librerie ed alle famiglie di font, con ricavi anche condivisi con i partner.
La realtà vede oggi Typekit servire quasi tre miliardi di caratteri ogni mese su oltre un milione di siti diversi, compresi alcuni dei marchi più riconosciuti sul web, tra cui i caratteri del New York Times, Vanity Fair e del New Yorker. Creando allo stesso tempo un terreno di crescita con partner come Zynga, Twitter e mettendo a disposizione i font web al più vasto pubblico possibile con l’integrazione con piattaforme come About.me, WordPress.com, Posterous, e Behance.
Naturalmente, niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza una sorprendente collezione di caratteri tipografici, creata dai designer più talentuosi al mondo. Per un mestiere che affonda le sue radici in 600 anni di storia, reinventare se stesso alla velocità di Internet è significativo.
“Fin dall’inizio, la nostra visione è stata quella di rendere il web più bello, leggibile e veloce. L’ingresso in Adobe ci darà l’opportunità di farlo su scala ancora più grande. Questa notizia non vuol dire che abbiamo tagliato il traguardo. In realtà, abbiamo appena completato il primo giro. La gara per migliorare la rete potrà solo essere più veloce. Spero che vi state godendo il viaggio.” Ha poi concluso Jeffrey Veen.
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